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di Valentina Stella

Il Dubbio, 15 luglio 2026

“Emendamenti Melillo”, il fallimento del tavolo apre una crepa tra FdI e Forza Italia, destinata a farsi sentire anche in campagna elettorale. Si va verso la fiducia. Tavolo fallito tra le forze di maggioranza sugli ormai noti “emendamenti Melillo” alla legge di conversione del decreto legge “Giustizia e Patto Ue su migrazione e asilo” in discussione nelle commissioni congiunte Affari costituzionali e Giustizia del Senato. I capigruppo dei partiti che sostengono il governo Meloni si sono infatti riuniti per trovare un accordo sui correttivi all’articolo 9 depositati dai senatori di Fratelli d’Italia Gianni Berrino e Sandro Sisler che vanno ad accogliere le istanze del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Gianni Melillo, volte a ripristinare la cosiddetta “pesca a strascico” nelle intercettazioni in fase di indagine.

Tuttavia sono rimaste le divisioni tra il partito della premier e Forza Italia: nessuno ha ceduto di un millimetro. I primi, con Lucio Malan, convinti ad andare avanti, i secondi, con Enrico Costa e Stefania Craxi ad opporsi nettamente. Non solo per una questione di merito, in quanto un freno agli ascolti era stato voluto ed ottenuto proprio dagli azzurri, in particolare da Tommaso Calderone, nel 2023. Ma anche per una questione di metodo: tra i forzisti c’è molta irritazione per come gli alleati di FdI hanno gestito gli ultimi dossier giustizia. In primis con la legge sugli smartphone bloccata alla Camera, dopo l’approvazione a maggioranza al Senato, a causa sempre dei richiami di Melillo fatti propri dalla presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo.

E adesso a Palazzo Madama per l’incursione dei Fratelli con quei due emendamenti non concordati affatto con i colleghi di Forza Italia. Emendamenti che, almeno per il momento, sono stati accantonati in attesa del parere del governo che, intanto, prende tempo. “Trovo giuste alcune considerazioni tecniche avanzate” dal procuratore antimafia Melillo, ha affermato rispondendo ad una domanda dell’Agi nel Transatlantico della Camera, il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il guardasigilli ha ricordato che l’obiettivo è soprattutto “rafforzare gli strumenti” della lotta alla mafia: “Sicuramente - ha spiegato - ci saranno delle considerazioni che verranno fatte”. Ed infatti ora si sale di livello e la soluzione all’impasse la dovranno trovare i vertici dei partiti nei prossimi giorni in un nuovo tavolo, sul quale potrebbero finire anche le altre questioni in sospeso, come il ddl sulla prescrizione.

Una soluzione potrebbe essere quella anticipata dal Fatto Quotidiano: anziché intervenire sul 270 cpp, si potrebbe mettere mano all’articolo 380 dello stesso codice di rito, ampliando i casi in cui prevedere gli arresti obbligatori in flagranza oppure sull’articolo 13 del decreto del 13 maggio 1991, ideato da Giovanni Falcone, che interviene sugli indizi sufficienti a predisporre una intercettazione. La prima ipotesi potrebbe non dispiacere a Forza Italia perché, come spiegato al Dubbio da una loro fonte parlamentare, “un conto è ipotizzare di mettere mano ai reati per i quali è previsto l’arresto in flagranza, altra cosa è stravolgere la ratio della norma”. Ma i mediatori dovranno fare in fretta in quanto il provvedimento è atteso nell’aula del Senato già dalla prossima settimana, precisamente dal pomeriggio di martedì 22 luglio.

La tabella di marcia impone infatti celerità in quanto il decreto va convertito entro l’11 agosto e deve ancora passare per la Camera dei Deputati, altrimenti rischia di decadere. Lo scenario che si prefigura al momento è quello di un naufragio degli “emendamenti Melillo”: dato l’ostruzionismo delle opposizioni nelle commissioni, si arriverebbe in Aula senza essere riusciti a dare mandato al relatore e senza aver esaminato tutti gli emendamenti. A quel punto si farebbe concreta l’ipotesi di porre la fiducia sul ddl di conversione nella stesura originaria, quindi senza possibilità di apportare correttivi. Sarebbe la vittoria di Forza Italia e una sorta di sconfitta del procuratore Melillo che dal 20 aprile attende una risposta in merito alle sue preoccupazioni. Tuttavia l’esito rappresenterebbe anche una grossa frattura tra i due azionisti di governo - Fratelli d’Italia e Forza Italia - con la Lega che per il momento resta a guardare, anche se aveva detto di voler fare tutto il possibile per non abbassare la guardia nella lotta alla criminalità organizzata. Una spaccatura, quella tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, che potrebbe emergere anche nella prossima campagna elettorale.