di Liana Milella
La Repubblica, 17 aprile 2024
Entusiasta Forza Italia con Gasparri e Zanettin, in gramaglie l’ex pm Scarpinato di M5S che assiste allo “smantellamento del principale strumento investigativo”. E Costa alla Camera vuole cancellare il trojan per i reati di corruzione e farlo autorizzare solo da tre giudici. Il sogno di Berlusconi di limitare al massimo le intercettazioni si sta avverando davvero questa volta. Forza Italia mette a segno colpi che non erano riusciti neppure quando aveva in mano il ministero della Giustizia. E l’asse politico forte con la Lega - il duo degli avvocati entrambi senatori Bongiorno e Zanettin - funziona “alla grande”. Dal loro punto di vista. Mentre si strappa letteralmente le vesti l’ex pm di Palermo Scarpinato che grida contro “lo smantellamento del più importante strumento investigativo”. Il Guardasigilli Nordio ci ha già messo del suo, vietando ai giornalisti di pubblicare gli ascolti finché non sono a processo. E il suo ddl sull’abuso d’ufficio, già in fase di emendamenti alla Camera per l’ultimo passaggio parlamentare previsto prima delle europee, ratificherà la stretta. E non è detto che stavolta Enrico Costa di Azione, in combine con Forza Italia alla Camera - il duo Pietro Pittalis e Tommaso Calderone - non porti a casa anche il suo ultimo colpo contro il trojan. Costa lo tramortisce nel ddl sulla Cybersecurity e ne vieta l’uso per i reati di corruzione, nonché impone il via libera, considerata “la sua invasività”, solo da parte di un tribunale, quindi di tre giudici, visto che “il trojan è attivo in ogni frangente, anche quelli più intimi e privati”. Per questo ci va messo un freno. E la battaglia di Costa dura già da tempo.
“In morte delle intercettazioni” si potrebbe intitolare questa sonata della maggioranza. Che vede l’entusiasmo di Maurizio Gasparri, il capogruppo di FI in aula, che adesso è entrato a far parte anche della commissione Giustizia, ed esulta per il ddl di Pierantonio Zanettin emendato dalla leghista Erika Stefani. Intercettazioni ammesse “solo” per 45 giorni, a meno che di mezzo non ci siano mafia e terrorismo. Quarantacinque giorni, cioè sei settimane, cioè nulla. Ada Lopreiato di M5S è basita e lo dice apertamente: “È diventata un’autentica ossessione, governo e maggioranza marciano senza sosta e senza scrupoli e a ogni provvedimento trovano il modo di limitare le intercettazioni. Non si fermano nemmeno di fronte alla violenza contro le donne, con buona pace dei proclami continui della premier Meloni e di tutto il centrodestra”.
È già, è proprio così, perché in 45 giorni un telefono potrebbe “non parlare” né svelare l’autore del crimine. L’ex pm Roberto Scarpinato è fuori di sé: “Questo limite agli ascolti anche per reati gravissimi come la strage, gli omicidi, i reati di violenza sulle donne del Codice rosso, le rapine aggravate e tanti altri, si aggiunge ai provvedimenti già approvati e a quelli in cantiere sulle intercettazioni, tutti finalizzati a limitarne l’uso per i reati dei colletti bianchi, garantendo la loro impunità anche a costo di sacrificare l’esigenza fondamentale della difesa dei cittadini contro le forme più gravi del crimine. Manca solo l’ultimo tassello, il divieto del trojan per i colletti bianchi e l’opera sarà completata”. È giusto la norma che Costa, in chiave garantista dal suo punto di vista, propone alla Camera.
Che l’escalation sulle intercettazioni ci sia lo ammette anche Zanettin, ovviamente in chiave positiva non solo da forzista, ma anche da avvocato. L’escalation è proprio nelle sue parole. Sentiamole: “Con quest’ultimo disegno di legge (quello dei 45 giorni, ndr) si completa il disegno di riforma delle intercettazioni che parte dall’indagine conoscitiva della commissione Giustizia del Senato. Abbiamo vietato quelle tra avvocato e cliente nel testo del ddl Nordio, che ora è all’esame della Camera. La settimana scorsa abbiamo approvato la disciplina dell’acquisizione dei dati degli smartphone”.
E il vice ministro della Giustizia, l’avvocato barese Francesco Paolo Sisto, ovviamente manifesta tutta la sua soddisfazione per questi 45 giorni, una misura “equilibrata che si pone esattamente al centro tra il diritto alle indagini, che nessuno nega, e il diritto alla riservatezza e a una corretta gestione di uno strumento comunque è invasivo”. Quale grave delitto si potrà scoprire in soli 45 giorni? La storia giudiziaria italiana ci dice che potrebbe accadere solo per miracolo. Ma in clima elettorale il garantismo serve per accaparrarsi uno o più voti in più.










