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di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 19 dicembre 2019

 

Ma è impasse totale sulla prescrizione. L'Anm: nessun effetto dirompente. Si accorciano le distanze sulle intercettazioni. Ma sulla prescrizione la tensione resta alta. Oggi pomeriggio a Palazzo Chigi, un nuovo vertice tra le forze di Governo, con il premier Giuseppe Conte, dovrebbe contribuire a smarcare almeno il tema delle intercettazioni sul quale resta in piedi l'ipotesi di presentare un decreto legge già domani in consiglio dei ministri, l'ultimo dell'anno.

Bonafede sottolinea un ottimismo di fondo sul pacchetto di correzioni alla riforma Orlando che dovrebbe permetterne un'entrata in vigore rivista sì, ma ampiamente digeribile anche dal Pd. Nel merito l'intervento messo a punto dal ministero disciplinerà la fase transitoria, prevedendo l'applicabilità del nuovo regime di svolgimento delle operazioni, indirizzato a elevare il livello di tutela della privacy, solo alle intercettazioni autorizzate per il futuro.

In questo modo si eviterebbe una delle maggiori criticità segnalate dai capi delle principali Procure, l'assenza di una disciplina esplicita della fase transitoria. Ma tra le modifiche più sostanziali entrerà anche un peso accresciuto del pubblico ministero nella selezione del materiale rilevante per lo svolgimento delle indagini, accantonando quello inutile nell'archivio riservato. Tutte modifiche che, sottolineano anche i dem, non stravolgono l'impianto originario della riforma e ne renderebbero più agevole il varo.

Quanto allo strumento, in alternativa al decreto legge, per il quale le ragioni di necessità e urgenza coinciderebbero in larga parte con quanto segnalato dai capi procuratori, ci sarà il canonico decreto "Mille Proroghe" di fine anno, sempre al consiglio dei ministri di domani, al quale agganciare un ulteriore slittamento di 6 mesi del blocco della Orlando in attesa di perfezionare un eventuale disegno di legge. Impasse totale invece sul fronte della prescrizione. Dove a questo punto anche nel Pd si dà per scontato il debutto al 1° gennaio del blocco dei termini dopo il giudizio di primo grado voluto e difeso a oltranza da Bonafede.

La contromossa è già pronta: un disegno di legge da presentare in Parlamento nei primi giorni della prossima settimana, nel quale saranno tradotte tutte le proposte fatte dai dem e mai recepite dalla Giustizia. Un testo sul quale, più che sul ddl Costa, destinato ad andare in Aula alla Camera nella seconda metà di gennaio, sul quale anche le opposizioni potrebbero dimostrare un'apertura. E ieri, in audizione in commissione Giustizia alla Camera intanto, dall'Anm è arrivato un sonoro via libera alla riforma Bonafede che "va nella direzione giusta".

Per l'Associazione nazionale magistrati nessun effetto immediato dirompente si produrrà sui processi in corso: proprio per la natura sostanziale dell'istituto, la nuova disciplina si applicherà solo ai reati commessi dopo il i° gennaio 2020, e dunque i relativi effetti si verificheranno al momento del giudizio di primo grado, "naturalmente variabile nel tempo, ma anche, potenzialmente, tra alcuni anni".

L'Anm "smonta" poi anche la critica sull'impatto immediato che la riforma avrebbe sui casi di arresti in flagranza e relativi riti direttissimi: "È evidente che l'eventuale stato cautelare conseguente costituisce una causa tipica di speditezza del processo, che dunque, anche conia nuova disciplina prescrizione, non rimarrebbe certo "galleggiante" all'infinito".