di Ilaria Proietti
Il Fatto Quotidiano, 27 febbraio 2021
Disarcionato nel passaggio dal governo Conte a quelle di Mario Draghi, l'ex ministro M5S della Giustizia, Alfonso Bonafede, almeno un fiore all'occhiello può appuntarselo con orgoglio: quello dei risparmi alle spese per le intercettazioni sostenute dagli uffici giudiziari italiani degli ultimi due anni. E, soprattutto, quelli previsti per il futuro dopo il varo del nuovo tariffario messo a punto da una commissione insediata negli uffici romani di Via Arenula.
Iniziamo dalle spese recenti. La relazione tecnica stilata dal dirigente ministeriale Massimiliano Micheletti che accompagna lo schema di decreto recante "disposizioni per l'individuazione delle prestazioni funzionali alle operazioni di intercettazione e per la determinazione delle relative tariffe" (trasmesso alla presidenza del Senato 1'8 febbraio scorso), parla chiaro. Dall'analisi dei dati a consuntivo del relativo capitolo di bilancio, emerge infatti un andamento dei costi per intercettazioni variabile tra il 72% e il 75% rispetto alle risorse stanziate in bilancio.
Nell'anno 2018, per dire, a fronte di uno stanziamento pari a 230 milioni e 718 mila euro, sono state registrate spese per complessivi 180 milioni. Mentre nel 2019, rispetto ai 215 milioni stanziati, ne sono stati spesi solo 191. E non è poco, vistele polemiche passate sulle risorse impegnate per questo tipo di attività dalle procure. Quanto invece alle buone notizie previste per il futuro, vengono appunto dalle proiezioni di spesa fatte dal ministero sulla base del nuovo tariffario previsto per ogni singola attività investigativa: intercettazioni telefoniche, informatiche e telematiche, ambientali audio e video, veicolari, eccetera.
Per cominciare, non è stato stabilito un importo fisso peri costi che gli uffici giudiziari dovranno liquidare per queste prestazioni, ma un range tra un minimo e un massimo che non dovrà comunque essere superiore al costo medio rilevato presso i cinque centri distrettuali con maggior indice di spesa. Cioè le Procure di Palermo, Roma, Napoli, Milano e Reggio Calabria.
Dall'analisi dei dati a disposizione della direzione generale di statistica del ministero della Giustizia, risulta intanto che i "bersagli intercettati" negli ultimi cinque anni sono stati mediamente 130 mila l'anno, di cui 1'85% sono state intercettazioni di tipo telefonico, il 12% ambientali e il 3% di tipo telematico.
Il nuovo listino prezzi ministeriale stabilisce una tariffa massima giornaliera di 2,42 euro per gli ascolti telefonici, 75 euro per le intercettazioni delle comunicazioni di tipo ambientale, 120 euro per quelle telematiche. Considerando che la durata media di queste operazioni è stata negli ultimi anni di circa 57 giorni per le intercettazioni telefoniche, di 72 giorni per quelle ambientali e di 73 giorni per quelle di tipo telematico, "moltiplicando la durata complessiva con la tariffa giornaliera massima di ogni prestazione come da (nuovo) listino", scrivono i tecnici ministeriali, "si ottiene il totale della spesa complessiva annua per categorie di prestazione funzionale alle intercettazioni". In totale circa 134 milioni di euro, il 7% in meno rispetto all'anno scorso. Facendo il confronto "tra il risultato ultimo con la spesa sostenuta perle prestazioni funzionali dell'anno 2019 (oltre 144 milioni, ndr) si evidenziano possibili risparmi di spesa dell'ammontare complessivo annuo di 9,9 milioni di euro". Naturalmente, da verificare a consuntivo.











