di Stefano Giordano
Il Riformista, 5 giugno 2026
Violati i segreti dei colloqui difensivi, ma nessuno pagherà. Nel carcere di Capanne, a Perugia, per sei mesi le microspie hanno lavorato senza sosta in tutte e quattro le sale colloqui. Il decreto autorizzativo riguardava un unico avvocato indagato per traffico di stupefacenti. Ne sono stati intercettati quindici. L’Unione delle Camere Penali ha proclamato lo sciopero dall’8 al 12 giugno, con manifestazione nazionale l’11. La reazione è giusta. Resta però più di un dubbio sull’efficacia dello strumento di protesta. Il materiale captato è stato dichiarato inutilizzabile, ma chi indaga ha sentito.
L’art. 103 c.p.p. vieta di intercettare i difensori - non scoraggia, non regola: vieta. L’art. 8 della Convenzione europea presidia lo stesso spazio. Eppure il materiale captato è stato dichiarato inutilizzabile e lì si è fermato tutto. L’inutilizzabilità colpisce la prova nel fascicolo, non chi ha violato il divieto. Chi indaga ha già sentito, orientato, capito. Una norma senza conseguenze non è un divieto: è una pseudonorma. Chi ha ordinato o eseguito quelle intercettazioni risponde di qualcosa - disciplinarmente, penalmente? La risposta, per ora, è no. E finché resta no, il divieto dell’art. 103 vale quanto vale.
Violati i segreti dei colloqui difensivi, ma nessuno pagherà - Si può discutere di altre forme di protesta, forse più efficaci, che chiedono però uno sforzo collettivo maggiore. L’avvocatura ha in mano strumenti più affilati. Il mancato consenso in tutti i casi in cui la legge lo richiede - all’utilizzabilità degli atti, alla loro lettura, alla loro acquisizione. Le istanze di trattazione orale in Corte d’Appello e in Cassazione, così che il rito scritto torni in udienza. Nel processo civile, l’opposizione sistematica alla fissazione dell’udienza di trattazione scritta. Le istanze tutte concentrate nello stesso giorno, in ogni procedimento, in ogni ufficio: le cancellerie non reggono. Sono diritti. Nessuno può vietarli. Ma tutto questo richiede sistematicità, pervicacia, coraggio. L’avvocato è per natura un individualista. Avrà la costanza di tenere il punto, giorno dopo giorno, sapendo che il sistema reagirà? È la domanda che vale per qualunque forma di sciopero bianco. L’altra domanda - quella che non cambia - è una sola: se violare il segreto del colloquio difensivo non costa nulla a nessuno, perché mai qualcuno dovrebbe smettere di farlo?










