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di Giovanni M. Jacobazzi


Il Dubbio, 16 maggio 2020

 

Intercettato con l'ex capo dell'Anm: Baldi si dimette dal ruolo apicale di via Arenula. Le conversazioni con Luca Palamara, già presidente dell'Anm e leader di Unicost, sono state fatali a Fulvio Baldi, l'ormai ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Bonafede.

Il Fatto Quotidiano aveva pubblicato nella serata di giovedì, sul proprio sito, alcuni stralci dei colloqui avuti da Baldi con Palamara nel giugno 2018, e contenuti nel fascicolo della Procura di Perugia dove l'ex leader dell'Associazione magistrati è indagato per corruzione. Le indagini sono state chiuse questo mese e gli atti sono ora pubblici.

Palamara, a quel tempo consigliere del Csm, aveva chiesto a Baldi, pure lui di Unicost, di trovare un posto al ministero della Giustizia per due magistrate, Katia Marino, sostituto procuratore a Modena, e Francesca Russo, giudice del Tribunale di Roma. Baldi, già sostituto procuratore generale della Cassazione, era stato appena nominato da Bonafede ed era pronto ad esaudire le richieste di Palamara.

Avrebbe preso, emerge dai colloqui, senza problemi le due magistrate, ma aveva terminato i posti disponibili al gabinetto del ministero. Suo vice era già Leonardo Pucci, compagno di studi a Firenze di Bonafede e poi giudice al Tribunale di Potenza. Decise, quindi, di rivolgersi al collega Mauro Vitiello, capo del Legislativo, ufficio dove alcuni posti erano ancora disponibili. Vitiello è uno storico esponente delle toghe di sinistra di Magistratura democratica e non aveva però voglia di assecondare le richieste di Baldi.

Palamara, per sbloccare l'impasse, si rivolse, senza successo, anche ai suoi colleghi al Csm di Md. Baldi offrì, allora, la soluzione del Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dove era stato appena nominato Francesco Basentini, altra toga di Unicost e come Pucci in servizio a Potenza, o il Dag, il Dipartimento degli Affari di Giustizia, diretto da Maria Casola, anche lei esponente di Unicost. Palamara non era fiducioso della riuscita di tale operazione. Baldi, sempre per non scontentarlo, propose anche l'Ufficio contenzioso del ministero degli Esteri. Un incarico, a differenza di quelli a via Arenula, senza indennità (circa 180mila euro). Tutte opzioni che non andarono a buon fine.

Baldi, interpellato sul punto, ha riferito che tali colloqui non hanno comunque rilevanza disciplinare. Le sue dimissioni seguono quelle del capo dell'Ispettorato Andrea Nocera, indagato per corruzione a Napoli, e quelle di Francesco Basentini, travolto per la gestione dell'emergenza sanitaria nelle carceri. Il posto di Baldi è stato preso ad interim da Vitiello.

La vicenda, al netto delle inevitabili polemiche politiche sulla scelta dei collaboratori del ministro della Giustizia, ha infiammato le chat delle toghe. Molto duri i commenti. Fra le proposte per uscire dalla cooptazione, quella di un interpello, come suggerito dalla presidente della Corte d'appello di Venezia Ines Marini, fra tutti i magistrati.

Ad accendere gli animi delle toghe era stata anche la pubblicazione su La Verità di altre intercettazioni del fascicolo di Perugia riguardanti le nomine al Csm. In quel caso avevano riguardato la componente progressista, come emerso dai colloqui fra Palamara e l'allora capo delegazione di Area, Fracassi. Il posto in questione era quello di vice segretario del Csm. Tornado all'attività del Csm, ieri è stato votato nella commissione per gli Incarichi direttivi il nuovo procuratore generale di Roma. La scelta è caduta su Antonello Mura, attuale pg a Venezia. Sul quale dovrà ora decidere il plenum.