di Valentina Stella
Il Dubbio, 23 luglio 2026
Dal 2022 la tensione all’interno del Governo in materia di giustizia non era stata mai così alta come adesso. A creare la frattura è sempre il tema delle intercettazioni e gli “emendamenti Melillo” rispetto ai quali Fratelli d’Italia e Forza Italia restano distanti. Il tema, come raccontato ieri da Repubblica, è stato al centro di un vertice a Palazzo Chigi convocato per parlare di energia ma allargatosi anche alla questione degli ascolti. La presidente del consiglio Meloni avrebbe mantenuto il punto garantendo che “non si tratta di intercettazioni a strascico, ma solo per reati gravissimi”.
Il vicepremier Antonio Tajani, dal canto suo, avrebbe detto: “Niente forzature”. Concetto ribadito ieri pomeriggio, conversando con i cronisti fuori da Montecitorio: “Non capiamo perché si deve cambiare la legge sulle intercettazioni che abbiamo cambiato noi”, ha detto il numero uno di FI. Il riferimento è al fatto che nell’ottobre 2023 è stata Forza Italia, in particolare con Tommaso Calderone, a varare la norma che vieta la pesca a strascico. Ma se la premier avrebbe detto ai suoi “non mi faccio dettare la linea da Marina Berlusconi”, gli azzurri replicano che “non esiste che Melillo si mette a legiferare al posto nostro”, avendo il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo inviato una lettera ad aprile ai ministri Nordio e Piantedosi e alla presidente della commissione Antimafia Colosimo per chiedere una modifica dell’attuale assetto normativo. In Forza Italia continuano a dire che non esiste alcuna trattativa con i meloniani - “Lo abbiamo detto sin da subito” è il mantra di questi giorni a noi cronisti in cerca di notizie su possibili mediazioni. Innanzitutto gli emendamenti dei Fratelli Berrino e Sisler sarebbero tecnicamente inammissibili perché non pertinenti al testo del D.L. 100/2026 “Giustizia e Patto Migratorio”. Poi Fi chiude anche alla possibilità di modificare, come ipotizzato dagli uffici di Via Arenula, l’articolo 380 cpp per ampliare i casi in cui prevedere l’arresto obbligatorio in flagranza: “La libertà personale va maneggiata con estrema cura: la questione è di metodo - spiega un parlamentare azzurro - , non possiamo stilare razionalmente il contenitore del 380 come fosse una “lista della spesa”, con conseguenti incertezze e instabilità”. Insomma i berlusconiani non cedono, a maggior ragione dopo la lettera a doppia firma dei capigruppo Stefania Craxi e Enrico Costa a Repubblica in cui hanno ribadito la necessità di non arretrare dal fronte del garantismo a causa di spinte populiste degli alleati o se “qualche autorevole esponente della magistratura (ogni riferimento a Melillo non è casuale, ndr), o finanche qualche testata giornalistica, invoc[a] la compressione di una garanzia o di un diritto”.
Fratelli d’Italia è chiaramente in difficoltà e in confusione. La dichiarazione ferma e irremovibile di Tajani avrebbe creato non poche preoccupazioni circa una spaccatura eclatante della maggioranza a pochi giorni da quella avvenuta sulla legge elettorale. Ieri pomeriggio, infatti, dopo due riunioni di maggioranza è circolata l’ipotesi che il partito della Meloni sarebbe pronto a ritirare gli emendamenti all’articolo 9 per poi ripresentarli in altro provvedimento, forse all’interno di un decreto legge che comunque dovrebbe passare per il vaglio di un Consiglio dei Ministri.
Una marcia indietro clamorosa visto che la stessa premier ci ha messo la faccia. In questi giorni come prima ipotesi era circolata invece quella più temeraria per cui Fdi sarebbe stata pronto, qualora si fosse arrivati nell’Aula del Senato senza un mandato al relatore e senza l’analisi di tutti gli emendamenti, a ripresentare i correttivi. Una sfida a Forza Italia per vedere se sarebbe stata pronta a spaccare la maggioranza in nome di un principio, essendo invece la Lega non contraria. Gli azzurri dinanzi a tale eventualità non hanno esitato: “Se li facessero votare dal M5S” ci avevano detto, “noi restiamo fermi sulla nostra posizione”. Tuttavia i pentastellati, da quanto appreso, non darebbero comunque luce verde: “Non ricomprendendovi ancora quelli che sono alcuni reati contro la pubblica amministrazione sicuramente gli emendamenti non potranno essere destinatari del nostro voto favorevole.
E il Partito democratico? “Non possiamo certo non condividere le istanze di Melillo ma per ora non abbiamo deciso nulla” ci spiega un senatore che prosegue: “Ancora non sappiamo se in Aula arriverà una proposta del Governo unito o solo di Fratelli d’Italia. Appena avremo più dettagli ci riuniremo e decideremo”. Per i dem la questione non è solo tecnica ma anche politica. Se la loro posizione contraria in Aula, insieme a quella di Forza Italia, riuscisse a mandare sotto l’Esecutivo il gioco di un voto pure contro il Pnaa varrebbe la candela.










