di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 2 settembre 2020
Da ieri è entrata in vigore la riforma delle intercettazioni. È quella modificata dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e approvata dalla maggioranza giallorossa a febbraio. Doveva entrare in vigore il primo marzo, ma l'emergenza Covid ha fatto slittare l'entrata in vigore.
È la riforma che ha cancellato parti sostanziali dell'originale, mai entrata in vigore, targata Andrea Orlando, quando il vicesegretario del Pd era ministro della Giustizia. Bonafede, nel frattempo diventato il nuovo Guardasigilli, ha firmato tre proroghe nel periodo del governo M5S-Lega e poi ha dato il via alla riforma modificata con il Pd. Il nuovo regime delle intercettazioni vale per le nuove registrazioni autorizzate dal primo settembre. A differenza della riforma Orlando, sarà il pm e non la polizia giudiziaria ad avere la supervisione delle registrazioni e quindi l'ultima parola su quale materiale considerare rilevante e quale no.
Gli avvocati potranno fare copia delle intercettazioni rilevanti, inoltre potranno chiedere al giudice di acquisire intercettazioni ritenute irrilevanti dal pm ma importanti secondo la difesa. Nei provvedimenti agli imputati non devono esserci dati sensibili o irrilevanti ai fini delle indagini. Ci sarà in ciascuna procura un archivio digitale dove saranno custodite le intercettazioni di ogni tipo, comprese quelle con il trojan.
I procuratori avranno la responsabilità di vigilare sull'archivio anche se possono delegare come, per esempio, ha fatto il procuratore di Roma, Michele Prestipino, con una circolare del 4 agosto in cui indica come responsabile il procuratore aggiunto Paolo Ielo. Per i giornalisti restano le norme attuali sulla violazione di segreto d'ufficio in caso di pubblicazione di materiale di indagine riservato.
Niente carcere. A chi, come alcuni consiglieri del Csm e avvocati penalisti, ha espresso dubbi o sui mezzi forniti alle procure per mettere in atto la riforma o sulla effettiva protezione della privacy, il ministro Bonafede ha risposto che "non è stata una riforma a costo zero.
Ci siamo mossi per tempo in modo da ridurre al minimo le inevitabili difficoltà applicative della nuova disciplina". Da Via Arenula fanno sapere che sono stati investiti "60 milioni" e che il ministero "rimarrà in contatto con i procuratori e l'avvocatura per raccogliere le segnalazioni circa le eventuali criticità per approntare le soluzioni".










