sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

fuoriluogo.it, 6 maggio 2026

Cinque libri e un seminario a Roma per ripensare carcere femminile, maternità detenuta, diritti e alternative alla reclusione. Venerdì 8 maggio, a Roma, il carcere delle donne sarà al centro di un seminario pubblico che mette in dialogo ricerche, pratiche, esperienze e saperi diversi. L’appuntamento, promosso dal Dipartimento di Scienze Giuridiche ed Economiche di UnitelmaSapienza, si terrà dalle 10 alle 13.30 nella Sala Seminari di Piazza Sassari 4, con possibilità di seguire i lavori anche in diretta streaming.

Il titolo dell’incontro, “Il carcere delle donne e le sue alternative. Lo stato delle ricerche”, indica già il punto politico e culturale della discussione: non limitarsi a descrivere la condizione femminile dietro le sbarre, ma interrogare la funzione stessa dell’istituzione penitenziaria, il suo impianto maschile e disciplinare, le forme di violenza simbolica e materiale che produce, le possibilità concrete di sottrarre donne, madri e bambine e bambini alla logica della reclusione. Il seminario nasce in occasione della pubblicazione di cinque volumi che, da prospettive diverse, compongono una mappa preziosa della ricerca più recente.

Il primo è “Disciplinare la donna, disciplinare la società. Educare al genere attraverso un’istituzione totale”, di Costanza Agnella, pubblicato da Giappichelli nel 2025. Il volume affronta il carcere femminile come luogo di produzione e riproduzione dell’ordine di genere: non solo uno spazio di punizione, ma un dispositivo che educa, normalizza, corregge e disciplina i corpi e le soggettività femminili. La domanda che attraversa il libro riguarda il rapporto tra detenzione, genere e società: ciò che accade alle donne recluse dice molto anche dell’idea di femminilità, devianza e obbedienza che continua ad abitare le istituzioni.

Il secondo volume, “Madri e non solo. Ricerche interdisciplinari sul carcere delle donne e le sue alternative”, a cura di Stefano Anastasia e Tatiana Effer, pubblicato da Editoriale Scientifica, nasce dalla necessità di un confronto rinnovato sulla detenzione femminile, sulla presenza in carcere di donne incinte o madri di neonati e sulla ricerca di alternative alla cultura punitiva della reclusione. Il libro mette insieme sguardi giuridici, sociali e interdisciplinari per non ridurre le donne detenute alla sola dimensione materna, ma al tempo stesso per affrontare il nodo drammatico della maternità privata della libertà.

Il terzo volume, “Donne oltre il carcere. Percorsi di self-empowerment delle donne detenute”, a cura di Micaela Castiglioni, Susanna Ronconi e Grazia Zuffa, pubblicato da Edizioni ETS, è basato su dieci anni di ricerca e intervento nelle carceri femminili. Propone un modello di formazione e “micro-pedagogia” orientato al self-empowerment delle donne detenute, affiancando alla guida metodologica dei laboratori una riflessione critica sul carcere, sul lavoro educativo dietro le sbarre, sui diritti fondamentali e sull’impatto della differenza di genere nella detenzione.

Il quarto libro, “Cambiare. Creare e Abitare Madri e Bambini Insieme nell’Accoglienza in una Rete Esterna”, a cura di Cristina Chellini, Monica Esposito e Giulia Mantovani, è collegato al progetto Prin 2022 Cambiare, dedicato alla tutela della maternità e dell’infanzia nell’esecuzione penale e alla costruzione di percorsi oltre il carcere per madri con bambini. Il cuore della ricerca è l’esigenza di pensare l’accoglienza, l’abitare e la rete territoriale come alternative concrete alla detenzione, rompendo l’automatismo che continua a legare pena, maternità e istituzione chiusa.

Il quinto volume, “Ad alta intensità. Parole vissute. Una ricerca nel carcere femminile di Rebibbia”, a cura di Claudia Tognonato e Daniela Schiattone, in corso di pubblicazione per Liguori, porta l’attenzione sulle parole, sulle narrazioni e sulle esperienze vissute nel carcere femminile di Rebibbia. Anche qui il carcere non è osservato dall’alto, come semplice oggetto di studio, ma attraversato attraverso le voci e i vissuti delle donne che lo abitano. A discuterne con curatrici, curatori, autrici e autori saranno Ludovica Cherubini Scarafoni dell’Università di Palermo e Cecilia Valbonesi di UnitelmaSapienza. Coordina Stefano Anastasia. Le conclusioni saranno affidate a Tamar Pitch, una delle voci più autorevoli del pensiero critico sul diritto penale, il controllo sociale e la questione di genere.

Questo seminario rappresenta un’occasione importante per riportare al centro una questione troppo spesso rimossa. Il carcere femminile resta una porzione minoritaria del sistema penitenziario, ma proprio per questo rivela con particolare chiarezza la violenza di un’istituzione costruita su un modello maschile, incapace di riconoscere differenze, relazioni, biografie, vulnerabilità e desideri di autonomia. Parlare del carcere delle donne significa parlare di diritti, salute, maternità, povertà, migrazioni, dipendenze, violenza subita, lavoro educativo, accesso alle misure alternative.

Ma significa anche porre una domanda più radicale: quanta parte della sofferenza prodotta dalla detenzione potrebbe essere evitata se si investisse davvero su alternative sociali, territoriali, relazionali e non punitive? L’incontro dell’8 maggio prova a rispondere a questa domanda partendo dalle ricerche. Ma la posta in gioco è politica: uscire dalla marginalità del carcere femminile, ascoltare le donne recluse, riconoscere il fallimento della risposta carceraria e costruire, finalmente, alternative degne di questo nome.