Ma fortunatamente è quello che sto imparando da un neurochirurgo sul mio cervello che mi fa sperare.
di Salvatore Fani
Ristretti Orizzonti, 7 ottobre 2026
Leggevo sul giornale delle cimici in carcere, e mi sono detto: “Ancora ne parlano!”. Le cimici come i pidocchi e la scabbia in carcere ci sono sempre stati, ma non hanno mai fatto notizia.
L’articolo mi ha incuriosito e ho approfondito la lettura: in realtà non era l’articolo sulle cimici che infestano il carcere di Venezia, era una rivolta in carcere per le cimici di Pisa, ma non cimici (animali) bensì quelle elettroniche, quelle che ti ascoltano e ti spiano nelle “stanze di pernottamento”, cosi sono chiamate le nostre celle.
Una vera invasione nell’intimità dell’unico posto dove non sei videosorvegliato, una violazione di quella intimità che ha portato dei detenuti a ribellarsi, questo forse non giustifica una rivolta ma c’è tanta sofferenza e frustrazione nelle carceri.
Poi penso alle cimici (umane), spioni, infiltrati legali e non. Dico legali perché la legge permette di infiltrare tra detenuti o tra agenti penitenziari dei poliziotti.
Quindi abbiamo a che fare con tre tipi diversi di cimici, animali, umane, elettroniche.
Questo ha un forte impatto negativo sulla rieducazione carceraria.
Io ci ho messo anni per fidarmi delle persone, sono riuscito a sedermi intorno ad un tavolo di discussione mettendo a disposizione il mio vissuto, la mia storia, e solo fidandomi ho aggiunto un pezzettino in più ogni volta che mi racconto.
Come posso essere me stesso, sapendo di essere spiato? così i detenuti smetteranno di mettersi in gioco chiudendosi, isolandosi ancora di più, l’isolamento mentale ha delle conseguenze irreparabili.
Ma, come capita spesso, si parlerà solo della rivolta.
A nessuno interessa che i carcerati vivranno con delle paranoie nuove e diffideranno di tutti, perché l’unica cosa che ci accomuna è la solidarietà di vivere la stessa sofferenza.
Io sto leggendo un libro (“La danza dei neuroni” del neurochirurgo Marco Locatelli), ci sto mettendo tantissimo per leggerlo non perché non mi piace, ma perché è molto istruttivo e molto in sintonia con la vita carceraria, quindi torno sempre a rileggere indietro per trovare risposte e anche riscontri.
Ho pensato che dovrei averne una copia sempre, può servirmi in tante fasi della vita. Un libro che mi ha convinto che ce la posso fare e mi ha dato tanto coraggio.
Vorrei spiegarvi alcune cose che ho letto, che riguardano proprio anche il carcere, a proposito di come il nostro cervello può vivere la routine o come ha delle capacita di rigenerarsi grazie alla neuroplasticità.
Il nostro cervello lo alleniamo, lo rinforziamo ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, il nostro cervello ha bisogno di coltivare relazioni, ha bisogno di cambiamenti, il libro spiega e porta un esempio che per il solo cambiare strada tutti i giorni per recarti al lavoro stai impegnando il cervello ad elaborare tante alternative di percorso, e questa è una medicina naturale, ossigeno per il cervello.
Quindi cambiamento, relazioni, aperture, tutto quello di cui abbiamo bisogno per crescere, tutte cose che il carcere non ti può garantire, noi viviamo una realtà fatta di chiusure, isolamenti, stesso percorso, stessi orari, dobbiamo convivere con le cimici, con infiltrati e con spioni ,che non ti permettono di avere FIDUCIA NELLE RELAZIONI. Il carcere ti rende una persona abitudinaria, per questo siamo limitati e rimaniamo sempre indietro, ci costruiamo un muro in nostra difesa, a volte pensiamo di aver fatto progressi. Magari proprio dopo aver letto un libro ti senti una persona migliore, fai un passo avanti, ma forse in un confronto con il mondo esterno, con la società, tra rivolte in carcere, cimici nei materassi, infiltrati, mancanza di amore, mancanza degli affetti, inconsapevolmente hai fatto dieci passi indietro.
Sono settimane, forse mesi che mi tormentano tanti perché, mi tormenta non sapere che atteggiamenti avere.
Però leggendo questo libro ho capito che sono cresciuto, ho un senso di responsabilità che prima non conoscevo e che ho acquisito proprio riuscendo ad avere, qui nel carcere di Padova, delle relazioni e dei confronti.









