sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

Ristretti Orizzonti, 7 agosto 2026

Intorno al tavolo di Ristretti Orizzonti siedono tante persone detenute e tanti volontari, e ogni giorno affrontano discussioni profonde sul senso della pena, sulla qualità della vita detentiva, sulla propria responsabilità. Non c’è voglia di cercare giustificazioni, ma di raccontarsi, dare valore alle parole, “disarmarsi” per primi, senza aspettare che siano gli altri a farlo, perché in un mondo particolarmente violento come quello del carcere, vale la pena avere il coraggio di cercare di rinunciare a qualsiasi forma di aggressività, anche a costo di apparire deboli e scoperti.

A Ristretti Orizzonti abbiamo finalmente deciso che il punto di vista delle persone detenute deve trovare più spazio, non solo nel giornale cartaceo, che è già ricco di loro contributi, ma anche e soprattutto nella nostra NewsLetter quotidiana. È bello pensare che i nostri lettori potranno leggere più di frequente le nostre “firme”, gli articoli di quelle persone detenute che sanno narrare il carcere andando in profondità e non fermandosi ai luoghi comuni. Quei luoghi comuni che non ci piacciono perché semplificano e banalizzano una realtà che è invece complicata: quella del male provocato dai reati, un male che bisogna conoscere a fondo per non restarne affascinati e per vederne tutte le miserie, il dolore e le illusioni che porta con sé.

Da oggi ogni settimana potrete leggere nella nostra NewsLetter le riflessioni dei redattori di Ristretti Orizzonti.

Le carceri in mano ai mafiosi? I nostri ragionevoli dubbi

di Salvatore Fani, Ristretti Orizzonti

Nei giorni scorsi è stato lanciato un allarme da parte del Procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, che afferma che le carceri sono in mano ai mafiosi. Io sono un detenuto e ho una mia idea che poi spiegherò, ma prima vorrei capire che valore danno alla parola “mafia” l’Antimafia, lo Stato e anche i cittadini. Questo dibattito in atto mi manda in confusione, vorrei davvero capire. Io vengo da Napoli, da un quartiere disagiato, dove per anni ha regnato il crimine organizzato. Per tanti motivi, uno è l’assenza dello Stato, la camorra ha avuto terreno fertile. Oggi sono detenuto e il carcere per certi versi è uguale ai quartieri del sud Italia. Mi viene da pensare però che se le varie mafie hanno puntato ad avere un dominio sul carcere, che di questi tempi è soprattutto un posto di poveri, tossicodipendenti e depressi, lo Stato dovrebbe brindare se la mafia è diventata questa.

Un altro aspetto che viene fuori è che le carceri, gestite dallo Stato, sono comunque un fallimento, ma soprattutto, cosa ancora più grave è dire che non sono più sotto il controllo dello Stato stesso come dovrebbero essere. Io personalmente non credo che le carceri siano in mano a Cosa Nostra, ma vorrei spiegare un po’ la situazione carceraria. Non amo i numeri e non mi piace dare informazioni troppo tecniche, ma sono necessarie per capire come si vive all’interno delle carceri e come in un certo senso tutti quanti hanno fallito. Da inizio legislatura, sono stati introdotti oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e altri 65 inasprimenti delle pene. Dai dati del Ministero della Giustizia si contano 64.645 detenuti, i posti regolamentati sono 51.183; 4941 di questi posti sono inagibili per lavori. A questo punto i posti disponibili diventano 46.242, con il sovraffollamento al 139,8%; numeri che dovrebbero far vergognare tutti.

Il Procuratore Gratteri dice che le carceri sono comandate dalle mafie (Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita…). Lui però ha una visione più “allargata” del suo collega De Lucia, il quale si limita prevalentemente alle carceri siciliane, Dello stesso pensiero di Gratteri è Del Mastro, secondo il quale i mafiosi circolano liberamente all’interno delle carceri.

Con una circolare del febbraio 2025, con la motivazione di evitare una supremazia criminale, è praticamente stata cancellata quasi ogni libertà di movimento all’interno dei circuiti già isolati dell’Alta Sicurezza. Questo ha annientato anni di lavoro e progetti di reinserimento rieducativo rivolti agli ex boss mafiosi. 

Ho sentito che questa discussione sull’Alta Sicurezza interessa un po' a tutti, politica compresa: il centrosinistra difende De Lucia attaccando Nordio, mentre il Governo di centrodestra se la prende soprattutto con la magistratura, senza prendere atto del proprio fallimento rispetto alle politiche carcerarie. Nessuno sembra prendere in considerazione concretamente progetti per risolvere il problema del sovraffollamento che siano efficaci e non pura propaganda.

Io sono un detenuto, conosco a fondo la realtà del carcere e non credo certo che le carceri siano in qualche modo in mano al crimine organizzato, ma piuttosto vergognosamente gestite da uno Stato che spesso non rispetta le regole, comportandosi come fanno i delinquenti. Io non ho avuto la possibilità da piccolo di studiare, ma non capisco come fanno tutte queste persone ad avere questi ruoli importanti e non sapere nemmeno chi è che comanda a casa loro. Tutte queste persone “studiate”, come mai non riescono a risolvere i problemi delle carceri?

L’inasprimento delle pene mi ha insegnato qualcosa. Il mio pensiero va sempre al rischio di altre chiusure, di più repressione per i carcerati, usando come scusa il fatto di combattere la vecchia, e a mio parere inesistente, mafia degli anni 80.

In realtà, nessuno delle Istituzioni sembra aver voglia di sedersi attorno ad un tavolo per provare a risolvere i veri problemi che attanagliano le carceri, cercando di entrare nell’ottica che anche in carcere siamo in un’epoca nuova con generazioni di giovanissimi detenuti, e sforzandosi di non reprimere le nostre sempre più inutili vite carcerarie.

Io ho un vissuto in un quartiere disastrato, dove cerchi comunque di prendere sempre il positivo anche da una brutta esperienza, ma in questa vicenda mi viene in mente un pensiero cattivo, ovvero che per fare repressione sul carcere ci vuole un nemico, e se non c’è, qualcuno può pensare di inventarlo. Io non dico che questa vicenda è tutta una farsa per fare sempre più chiusure, anche perché io non ho studiato e non ho le competenze per capire lo scopo di questa discussione sulle mafie che governerebbero le carceri, ma non capisco se questa è un’accusa basata su elementi concreti o una mancanza di assunzione di responsabilità da parte di chi le carceri dovrebbe gestirle democraticamente e non sa farlo. Quindi, se le conseguenze di questa cattiva gestione ricadranno sui detenuti allora il mio pensiero cattivo sarà giusto, ma se chi gestisce le carceri si metterà d’accordo e farà qualcosa per risolvere il sovraffollamento carcerario migliorando le nostre condizioni di vita come qualsiasi Stato onesto e civile farebbe, vi faccio le mie scuse.