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Ristretti Orizzonti, 22 agosto 2026

Continuiamo la rubrica "Intorno al tavolo di Ristretti". Pubblichiamo oggi alcune riflessioni di Tommaso Romeo, detenuto in Alta Sicurezza a Oristano, ma anche redattore di Ristretti Orizzonti. Perché mi sento più “fortunato” di tanti detenuti di Alta Sicurezza, di Tommaso Romeo

Mi sento più fortunato di tanti altri: sentire dire questa frase da un ergastolano con alle spalle più di 30 anni di detenzione, può suonare strano. Ma per me è proprio così, perché la mia grande fortuna è stata quella di diventare padre prima del mio arresto. Oggi sono pure nonno di cinque nipoti, gioie della vita che molti ergastolani non hanno potuto provare. 

L’altra fortuna è stata quella che dopo un lungo periodo al regime del 41 bis, sono arrivato nella Casa di reclusione di Padova; qualcuno può dire “un carcere come gli altri”. Ma è diverso, prima di tutto perché in quel carcere entra davvero massicciamente la società civile (studenti, volontari, imprenditori ecc…). Per il detenuto, e in particole per i condannati per mafia, è vitale confrontarsi con la società civile perché lo porta a migliorarsi e lo fa riflettere sui suoi errori. L’altra cosa importante del carcere di Padova è che ha dato a detenuti come me la possibilità di partecipare ad attività di un grande spessore culturale, come il progetto “Carcere e scuola: Educazione alla legalità”. Ho partecipato a questo progetto per 10 anni, ho portato la mia testimonianza a più di 30 mila studenti. Il confronto con loro mi ha dato una visione reale della società e mi ha stimolato in positivo nel seguire la via del reinserimento. Ho potuto fare tutto questo per mia fortuna, perché il periodo era quello giusto, in quanto al Ministero vi erano persone illuminate e che credevano nel reinserimento di tutti i detenuti, senza esclusioni. Aggiungo che io sono stato purtroppo trasferito da Padova ad Oristano per una indagine, che si è di recente conclusa con l’archiviazione*.

Oggi, con l’ultima circolare sull’Alta Sicurezza, in concreto il percorso di reinserimento per i detenuti A. S. diventa pressoché impossibile, pieno di divieti e con quasi nessun contatto con la società civile. Come è successo giorni addietro qui ad Oristano, noi detenuti AS1 dovevamo fare due incontri: uno con Fiammetta Borsellino, che è stato autorizzato; un confronto genuino e dal forte impatto emotivo. L’altro si basava su un incontro con 5 papà di Oristano, persone incensurate per un confronto sull’argomento della genitorialità, negato dal DAP. 

Nel carcere di Oristano ho conosciuto un giovane detenuto, si chiama Mario. Mi ha raccontato che è entrato in carcere a 22 anni, ne ha fatti 20 di detenzione dei quali 15 al regime chiuso del 41-Bis. Uscito da quel regime arriva ad Oristano, carcere dove già prima della circolare restrittiva per l’Alta Sicurezza non entrava molto la società civile. Perciò, oggi, il percorso di reinserimento di Mario è pieno di restrizioni e divieti, lento e con lunghe soste strapiene di noia, paragonabile all’autostrada Salerno-Reggio Calabria, che per fare pochi chilometri ci voleva un’eternità per tutte le interruzioni e deviazioni. Non mi stancherò mai di ripetermi, il reinserimento del detenuto e in particolare di quelli condannati per mafia, è una vittoria sostanziale per uno Stato democratico. In più, questo nostro reinserimento è l’esempio positivo per molti giovani, che si può uscire da un passato pieno di scelte sbagliate e diventare persone diverse. Mario potrebbe essere un esempio positivo per molti giovani della sua città, Napoli.

*NdR; L’esperienza di Tommaso Romeo a Padova si è purtroppo in parte conclusa quando Romeo quasi tre anni fa è stato trasferito a Oristano per una indagine, che si è di recente chiusa con l’archiviazione. Diciamo “in parte” perché Tommaso Romeo ha continuato a collaborare con Ristretti Orizzonti e a mandarci suoi articoli e riflessioni, tutti caratterizzati da una forte capacità critica nei confronti di sé stesso, delle sue passate scelte criminali e del ruolo che lui stesso ha avuto con le giovani generazioni, che forse costituisce il più grande motivo di cruccio per aver usato la sua intelligenza per attrarre tanti giovani nel mondo della criminalità organizzata. Approfittiamo dell’occasione per ripubblicare un suo articolo particolarmente significativo.

 

La leggenda sui grandi uomini dell’Alta Sicurezza l’avevamo sbriciolata noi

di Tommaso Romeo, Ristretti Orizzonti

I detenuti dell’Alta Sicurezza sono molte migliaia, quasi tutti sono di origini meridionali e tutti con storie simili. La maggior parte della loro detenzione si svolge in sezioni chiuse e con poche attività lavorative e culturali, percorsi di reinserimento al minimo, rari incontri con la società esterna e nessun contatto con i detenuti di diverso regime. 

Sono da 33 anni in carcere e sempre nei circuiti di Alta Sicurezza. Molti detenuti della mia generazione (siamo in parecchi) sono morti in queste sezioni. Eravamo giovani affascinati da un certo tipo di mondo, i nostri idoli li vedevamo girare per le vie delle nostre città attirando la nostra attenzione ed ecco che ci siamo avvicinati, così tanto da bruciare le nostre vite.

Dagli anni 70 ad oggi riguardo alla devianza giovanile è cambiato poco, anzi oggi ci sono più giovani in carcere per il reato 416 BIS, giovani appunto affascinati dal mondo del crimine organizzato come lo eravamo noi 50 anni fa. La cosa che più sconvolge è che oggi questi giovani, a differenza di noi, non conoscono i loro idoli, mai incontrati, conoscono solo i loro nomi e le loro condanne, perché sono uomini in carcere da decenni. Per le vie dei quartieri girano solo le loro ombre con leggende costruite a dovere su di loro, che come ragnatele catturano le vite di molti giovani, compito facile perché questi giovani moderni sono convinti che chi è sottoposto ad una lunga e dura detenzione è un uomo forte e di grande onore. Non sono bastate le leggi di emergenza, dal ‘92 esiste il 41 BIS il cosiddetto “carcere duro”, l’ergastolo ostativo. Le pene per i reati associativi sono molto alte, ma sui giovani non hanno funzionato. 

Anni addietro qualcuno al ministero con una mente “illuminata” aveva dato inizio ad un progetto sperimentale autorizzando alcuni detenuti dell’Alta Sicurezza di Padova a partecipare ad attività insieme ai detenuti comuni; una di queste attività è il progetto “scuole-carcere”, un progetto creato e diretto dal volontariato. Studenti che entrano in carcere per confrontarsi con dei detenuti. 

Io ho partecipato a questo progetto per più di 10 anni e posso assicurarvi che dalle nostre testimonianze la leggenda sui grandi uomini dell’Alta Sicurezza è stata sbriciolata, perché ne escono fuori uomini con una vita piena di fallimenti, uomini con tante debolezze, con un finale da perdenti.

Questo confronto diretto per molti giovani funge da prevenzione, una specie di “spegniattrazione” che hanno verso il crimine. Questo progetto però serve pure ai detenuti perché il contatto diretto con la società esterna li migliora tantissimo; le loro testimonianze sono una forma di risarcimento per la società. Purtroppo questo progetto è stato stroncato perché la sezione AS1 è stata chiusa a Padova.

Le ultime direttive, che sono molto restrittive, colpiscono tutte le sezioni dell’Alta Sicurezza. I detenuti di quelle sezioni devono stare sempre più isolati, con minimi contatti con la società e nessun contatto con i detenuti di circuiti diversi, con inoltre poche attività. Queste nuove disposizioni di chiusura e isolamento totale non fanno altro che portare acqua al mulino del crimine organizzato, in quanto nasceranno nuove leggende che, come sponsor pubblicitari, gireranno per le vie delle città facendo sempre più presa sui giovani, spingendoli a diventare i nuovi soldati del crimine. Mi sa che le menti illuminate si sono spente, non ci resta che il buio. Cominciamo a fare scorta di candele.