di Edmondo Bruti Liberati
Il Dubbio, 4 maggio 2026
Il risultato del voto referendario è netto. NO al ridimensionamento fino alla quasi irrilevanza di quell’organo, il Csm, che la Costituzione ha voluto quale garante dell’effettiva indipendenza della magistratura, giudici e Pm. Di questo disegno elemento portante era il sorteggio dei componenti del Csm, con il duplice obbiettivo di “ridimensionare” il Csm e di “distruggere” le correnti dell’Anm. Il secondo obbiettivo era impossibile. L’associazionismo giudiziario italiano, articolato nel pluralismo delle ‘correnti’, ha una lunga storia, di luci e anche di ombre.
Dalle degenerazioni del “correntismo”, emerse nelle vicende del 2019, sono passati oltre sei anni, l’attenzione deve rimanere sempre alta, ma la reazione vi è stata e netta. Il Vicepresidente del Csm Pinelli ha segnalato che oltre l’80% delle nomine agli incarichi direttivi negli ultimi tempi è avvenuta all’unanimità. Una componente dell’attuale Csm, schierata con grande veemenza nella campagna per il Sì, sosteneva che solo con il sorteggio prevarrebbe il merito e non l’appartenenza correntizia: e allora vuol dire che anche lei in quell’80% di nomine non ha valutato il merito! Che poi in alcuni casi nella votazione ci si divida, nel gergo giornalistico “il Csm si spacca”, non è necessariamente dovuto a logiche di schieramento, ma semplicemente a diverse legittime visioni sulla scelta, tra i candidati, della persona più adatta a dirigere quell’ufficio.
L’Anm mostra persistente vitalità. Oltre il 95% dei magistrati vi è iscritto; alle ultime elezioni per il rinnovo degli organi dirigenti ha votato oltre l’80%, percentuale altissima in tempi di scarsa partecipazione. Le “correnti” dell’Anm sono nient’altro che libere, trasparenti associazioni di magistrati, che si formano sulla condivisione di una concezione del sistema di giustizia e delle riforme da proporre.
In tutti i paesi europei esistono associazioni di magistrati e, quasi sempre, più di una. Ovviamente tutte queste associazioni concorrono alle elezioni dei vari Consigli superiori o Consigli di giustizia. L’elettività da parte dei magistrati dei componenti togati di questi organismi è stata sostenuta in sede Consiglio d’Europa.
L’associazionismo dei magistrati si fonda su un diritto fondamentale di libertà dei magistrati, ma è stato anche incoraggiato come elemento di crescita della coscienza professionale. Nella “Magna carta dei giudici” approvata nel 2010 dal Consiglio Consultivo dei Giudici Europei (CCJE) il tema è affrontato all’art.12:” I giudici hanno diritto di aderire ad associazioni di magistrati, nazionali o internazionali, con il compito di difendere la missione della magistratura nella società”. La Raccomandazione (2012) 12 del Comitato dei ministri del consiglio d’Europa all’art. 25 detta: “i giudici devono essere liberi di formare o aderire a organizzazioni professionali che abbiano come obbiettivo di difendere la loro indipendenza, proteggere i loro interessi e promuovere lo stato di diritto”.
La peculiarità italiana non è l’esistenza di una pluralità di associazioni di magistrati, le cosiddette “correnti”, ma il fatto che l’Italia è oggi uno dei pochi paesi in Europa ad avere un’associazione nazionale di magistrati, che in sostanza è una federazione di diverse associazioni. L’Anm già nel 1964 ha adottato per la formazione del Comitato direttivo centrale il sistema proporzionale per liste concorrenti in collegio unico nazionale, con possibilità di esprimere preferenze all’interno della lista. Questo sistema, tuttora in vigore, ha avuto diversi effetti. I magistrati elettori possono dare il loro voto ad una delle liste, ma esprimendo le preferenze hanno ampia possibilità di scelta. Nel corso degli anni vi è stata una notevole mobilità: alcune correnti si sono sciolte, nuove ne sono sorte, altre si sono raggruppate in una nuova formazione. Da ultimo un gruppo di magistrati fortemente critico rispetto all’Anm e al “sistema delle correnti” si è puntualmente costituito in “corrente” eleggendo suoi rappresentati nel Comitato Direttivo Centrale dell’Anm.
Il sistema elettorale del Csm ho visto un frenetico susseguirsi di riforme. Non tenendo conto della peculiarità di questo corpo elettorale, riforme che volevano ridurre il peso delle correnti hanno, come le ultime, ottenuto il risultato opposto rafforzando il peso delle proposte degli apparati. Oggi si parla di una possibile riforma: fare peggio di quelle recenti è difficile, ma vi è da aspettarsi di tutto. Nel rinnovo del Csm del 1976, dopo la riforma che ha adottato il sistema proporzionale, risultano eletti candidati delle quattro liste che si erano presentate. Vittorio Bachelet nel discorso pronunziato in occasione del suo insediamento quale Vicepresidente del Csm il 21 dicembre 1976 sottolinea che “si tratta di un Consiglio che è stato eletto in base a una nuova legge elettorale che ha favorito una presenza più variata di posizioni e di intenti per garantire in esso una larga rappresentanza di tutti gli orientamenti, le forze, i contributi presenti nella magistratura”.











