di Giuseppe Mastropasqua*
Il Dubbio, 3 giugno 2026
L’esecuzione delle pene detentive e pecuniarie presenta molteplici criticità, che di fatto ne vanificano la finalità rieducativa sancita dell’articolo 27, comma 3 della Costituzione, ovvero la concreta possibilità di avviare un reale percorso di inclusione sociale e di rielaborazione critica delle condotte criminose perpetrate. La prima criticità è rappresentata dal sovraffollamento carcerario; gli istituti penitenziari - a fronte della capienza regolamentare di 51.265 posti - alla data del 30 aprile 2026 ospitano 64.412 fra condannati e imputati. A detto sovraffollamento si aggiunge la scopertura delle piante organiche del personale di polizia penitenziaria e dell’area pedagogica; ciò determina oggettive difficoltà nell’assicurare sia i servizi di traduzione, vigilanza e piantonamento dei detenuti, sia l’osservazione scientifica della personalità e la realizzazione di attività trattamentali costanti ed efficaci.
Detta condizione di sovraffollamento si riversa pesantemente su Tribunali e Uffici di sorveglianza, che spesso non riescono a far fronte all’ingente mole di lavoro per il fatto che hanno ampie scoperture organiche soprattutto del personale amministrativo, le cui piante organiche risalgono al 2015 e sono inadeguate a fronteggiare il flusso delle sopravvenienze.
La seconda criticità s’identifica nello stato di degrado di diversi istituti penitenziari: mancanza di acqua calda, servizi comuni a intere sezioni, muri scrostati, docce malfunzionanti, impianti di riscaldamento obsoleti, insufficienza degli spazi destinati a passeggio, a socialità e alle attività trattamentali sono i fattori critici più evidenti. La terza criticità è costituita dalle carenze nell’assistenza sanitaria e nella cura delle patologie psichiatriche riguardanti una consistente percentuale di persone detenute: non sono poche le aziende sanitarie locali che hanno vaste scoperture organiche del personale medico e infermieristico.
La quarta criticità concerne le difficoltà degli Uepe, Uffici per l’esecuzione penale esterna, nel gestire e svolgere con tempestività gli interventi loro richiesti dai giudici e, in particolare, dalla magistratura di Sorveglianza: si tratta di difficoltà connesse all’elevatissimo numero di affari presi in carico, tra i quali, alla data del 30 aprile, si segnalano 40.725 richieste di indagini e consulenze, nonché la gestione di ben 101.161 persone sottoposte a misure di varia natura. Inoltre questi Uffici, sempre al 30 aprile, gestivano 49.241 condannati in misura alternativa alla detenzione, 9.273 persone sottoposte a pene sostitutive, 5.346 liberi vigilati, 26.414 imputati in messa alla prova, 10.886 condannati in sospensione condizionale della pena e ammessi ai lavori di pubblica utilità.
La quinta criticità riguarda la difficoltà nel recupero delle pene pecuniarie: ciò determina a cascata un vorticoso giro di “carte” dall’Agenzia di riscossione al competente ufficio requirente e, poi, da questo alla magistratura di sorveglianza per l’eventuale conversione delle pene pecuniarie, oppure - in caso di accertata solvibilità del condannato - per la restituzione degli atti al pubblico ministero, affinché a sua volta li ritrasmetta all’Agenzia di riscossione per il recupero coatto della somma dovuta.
Quali possono essere i rimedi a dette criticità? Si possono formulare le seguenti proposte. Innanzitutto, una riforma della normativa penale sostanziale e processuale e sull’ordinamento penitenziario nella direzione della depenalizzazione e dell’ampliamento delle maglie di accesso alle misure alternative alla detenzione e alle misure sostitutive, introducendo ad esempio l’affidamento in prova ai servizi sociali sostitutivo.
Ancora, un ampliamento e copertura delle piante organiche del personale di Polizia penitenziaria, del personale operante negli istituti di pena, della magistratura di Sorveglianza, del personale amministrativo dei Tribunali e Uffici di Sorveglianza, degli Uepe. L’attribuzione all’Agenzia di riscossione della competenza sul recupero e rateizzazione delle pene pecuniarie, coinvolgendo gli Uffici di Sorveglianza solo dopo aver inutilmente esperito le procedure previste ex lege per il recupero delle somme dovute. Rivedere l’edilizia carceraria e ristrutturare gli istituti penitenziari esistenti. Aumentare i posti nelle Rems e la dotazione di braccialetti elettronici.
Le suddette proposte sono in parte a costo zero, in parte realizzabili mediante una spesa contenuta o comunque frazionabile mediante programmazione pluriennale. Spetta al decisore politico adottare le iniziative più efficaci e adeguate, nella consapevolezza che la strada da seguire rispetti i principi costituzionali in materia di esecuzione penale e che la comunità e le istituzioni possano trarre reali benefici in termini di sicurezza sociale e di contenimento della spesa pubblica: un detenuto in meno riduce i costi di mantenimento in carcere.
*Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Lecce










