di Shadi Cioffi
Il Dubbio, 1 maggio 2023
Dopo aver visto Ipersonnia, prodotto da Ascent Film, Nightswim con Groelandia e disponibile su Prime Video dallo scorso gennaio, un senso di vertigine e vuoto pervade lo spettatore. Dopo aver realizzato che la sceneggiatura nacque, vincendo il premio Solinas 2011 nella categoria Experimenta, dieci anni prima della distribuzione del film, questo senso di vertigine si amplifica. L’attualità delle tematiche trattate non viene scalfita dal tempo, nonostante dieci anni siano tanti oggi come oggi nel mondo dell’audiovideo. Forse nel 2011 Mascia sarebbe passato per visionario, adesso invece la sua opera prima apre uno squarcio nella mente e ci costringe a fare i conti con un universo narrativo non troppo distante da ciò che viviamo ogni giorno.
Come in un romanzo di Philip K. Dick, Ipersonnia racconta la manipolazione della società da parte del potere. Al centro del progetto c’è un genere monopolizzato o quasi dal cinema americano, ma con un attore protagonista, Stefano Accorsi, a muoversi su un terreno ancora inesplorato nella sua carriera: la distopia. Ed è un’Italia distopica appunto, seppur non ancora apparentemente così disastrata, quella proposta in questo gelido e orwelliano universo: un’Italia fredda, asettica, impersonale, nella quale, in un prossimo e tutt’altro che improbabile futuro, per far fronte alla piaga del sovraffollamento carcerario lo Stato pare aver deciso, sotto la guida del Ministro Costa (Tony Laudadio), di optare per il rivoluzionario programma Hypnos. Hypnos prevede la criogenizzazione forzata in sonno profondo dei detenuti, al fine di ridurne la recidività e i costi di mantenimento.
Lo psicologo David Damiani (Stefano Accorsi), responsabile del risveglio periodico dei condannati, si innamora di Viola (Caterina Shulha), moglie del detenuto 517 (Paolo Pieribon), un neurologo accusato forse ingiustamente di omicidio che parrebbe aver raccolto prove schiaccianti circa l’oscura entità del programma di criosonno. E sarà proprio l’efficiente e ignaro David a sperimentare a proprie spese le nefaste e inimmaginabili conseguenze di questo apparente complotto governativo, dimostrando come, in nome della sicurezza e del benessere collettivo, gli uomini di potere paiono disposti a sacrificare ogni cosa, anche il più puro e inviolabile valore dell’umana natura.
La prima parte del film mette in scena la materia fantascientifica all’italiana, con asciutto, composto e ben riuscito minimalismo, forse anche per motivi di budget. La seconda metà trasforma la pellicola in un contorto guazzabuglio di sogni e realtà, come se la trama fosse il riflesso di una mente annebbiata e vittima delle conseguenze del criosonno. Pratica evidentemente tutt’altro che innocua e che accende i fari sulla terrificante decisione di stato di addormentare in una vasca chi sbaglia, o si presume lo abbia fatto, per poi dimenticarsi di lui per sempre, o quasi. Una barbarie non troppo distante dal 41bis e che affonda le sue radici ideologiche nel sogno insensato, folle e pericoloso, di eliminare del tutto la criminalità annullando la dimensione sociale e civile dei condannati.
Einstein, un’ottantina di anni fa, disse che la realtà è una semplice illusione, sebbene molto persistente. I colori, i sapori, gli odori hanno in effetti quella forma solo nelle nostre teste, e continuano ad averla anche quando non li percepiamo più. In Ipersonnia si avverte tutto ciò quando vediamo il nostro protagonista e antieroe camminare sperduto sui binari di una società in cui tecnologia e morale hanno preso da tempo strade diverse. Ma gli ideali e i valori non appartengono alla fisica. Appartengono all’essere umano. Ipersonnia ci ricorda in ogni minuto dei 100 complessivi che l’evoluzione, il miglioramento e la sopravvivenza della nostra specie deve passare per forza dal tentativo di salvare, aiutare, ascoltare e accettarle. Ma mai correggere con la forza. Altrimenti la distopia sarà presto realtà. Altrimenti chiusura, mitismo e intolleranza ci precluderanno il sogno più grande: il futuro.










