sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

redattoresociale.it, 15 gennaio 2022


Lo scienziato è stato arrestato nell'aprile del 2016 con l'accusa di aver fatto la spia in favore di Israele e condannato all'impiccagione. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia: "Continuiamo a chiedere la scarcerazione di un appassionato uomo di scienza".

Un compleanno tra i peggiori immaginabili. Con un cappio che gli fa macabramente compagnia dal 21 ottobre 2017, giorno della condanna all'impiccagione a morte emessa da un tribunale iraniano. "Oggi, 14 gennaio 2022, Ahmadreza Djalali trascorre il suo cinquantesimo compleanno chiuso in una cella minuscola, infestata da insetti, lontano dalla moglie e dai due figli che vivono a Stoccolma", ricorda Amnesty International, che segue da vicino e con apprensione la sorte dello scienziato nato in Iran ma residente in Svezia.

"Djalali è stato arrestato nell'aprile 2016 mentre si trovava nel suo paese di origine per motivi di lavoro e accusato di aver fatto la spia in favore di Israele. Nei suoi confronti non è mai stata presentata alcuna prova - afferma Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia -. In una lettera scritta dal carcere, nell'agosto 2017, ha accusato le autorità iraniane di aversi voluto vendicare per il suo rifiuto di collaborare a raccogliere informazioni riservate".

"Amnesty International Italia e l'Università del Piemonte Orientale, dove Djalali ha trascorso un lungo periodo di ricerca - conclude Noury -, continuano a chiedere la scarcerazione di un appassionato uomo di scienza".