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uniroma1.it, 27 aprile 2021


A cinque anni dall'arresto del ricercatore iraniano, la rete Scholars at Risk - SAR lancia un appello urgente per Ahmadreza Djalali, per chiedere la sospensione della sentenza capitale e l'immediato rilascio per le cure mediche necessarie

La Sapienza sostiene l'appello urgente della rete Scholars at Risk - SAR per Ahmadreza Djalali, a cinque anni dal suo arresto, avvenuto ad aprile 2016. L'appello è stato lanciato il 26 aprile 2021 dal presidente del Karolinska Institutet di Stoccolma, Ole Petter Ottersen, dal rettore dell'Università del Piemonte Orientale di Vercelli, Gian Carlo Avanzi, e dalla rettrice della Vrije Universiteit Brussel Caroline Pauwels, a nome dei tre atenei nei quali Ahmadreza Djalali aveva svolto attività di ricerca prima della sua detenzione in Iran. "Abbiamo avuto il privilegio di avere il dottor Djalali come collega - scrivono i tre rettori - e ora chiediamo ancora una volta pubblicamente il suo immediato rilascio".

Scholars at Risk chiede alle autorità iraniane di sospendere la sentenza capitale emessa contro il Ahmadreza Djalali e di assicurare il suo immediato rilascio in modo che possa ricevere le cure mediche di cui ha urgente bisogno.

Mentre visitava l'Iran nell'aprile del 2016, per partecipare a una serie di workshop ospitati dalle università di Teheran e Shiraz, le autorità hanno arrestato Djalali per presunta "collaborazione con governi ostili". Da allora è stato successivamente detenuto nella prigione di Evin e tenuto periodicamente in isolamento. Il 21 ottobre 2017 Djalali è stato condannato a morte. Il 24 novembre 2020, le autorità iraniane lo hanno trasferito in isolamento e hanno iniziato i preparativi per eseguire la condanna a morte. Da allora, le autorità hanno continuamente rimandato l'esecuzione ma hanno mantenuto Djalali in isolamento per oltre 20 settimane. La sua salute si è drasticamente deteriorata mentre era soggetto a condizioni estreme, tra cui avere le luci accese in isolamento 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Secondo quanto riferito, soffre di dolori allo stomaco e difficoltà respiratorie e ha perso almeno 12 Kg. Il 14 aprile 2021 le autorità hanno trasferito Ahmadreza Djalali dall'isolamento a una cella con diversi occupanti. Le autorità continuano a negargli l'accesso al suo avvocato, alla sua famiglia e all'assistenza medica urgentemente necessaria. Queste azioni deliberate impongono incommensurabile angoscia e dolore al dottor Djalali e alla sua famiglia.

Prima del suo arresto, avvenuto nell'aprile 2016 mentre si trovava nella capitale iraniana per un seminario, Djalali viveva e svolgeva la sua attività di ricerca a Stoccolma, dove si era trasferito da anni con la famiglia, e aveva rapporti accademici internazionali con diversi atenei.

La rete Scholar at Risk, di cui la Sapienza fa parte dal 2019, si è mobilitata, insieme a Amnesty International e ad altre organizzazioni, per chiedere la sospensione della condanna a morte e la scarcerazione immediata di Djalali per motivi di salute.

La campagna è sostenuta anche dall'alleanza CIVIS, dalla rete Unica, il network delle università delle capitali europee e dalla Crui, che hanno inviato appelli alle autorità iraniane per chiedere la liberazione di Djalali. Scholar at Risk è una rete internazionale di Università fondata nel 1999 presso l'Università di Chicago da accademici e difensori dei diritti umani interessati a promuovere il principio di libertà accademica e a proteggere accademici/che in pericolo di vita o il cui lavoro di ricerca e insegnamento è severamente compromesso.