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di Gabriella Colarusso

La Repubblica, 19 aprile 2023

È stata accusata di “assembramento e collusione contro la sicurezza nazionale” e “propaganda contro il sistema” per aver partecipato alle proteste antigovernative innescate dalla morte.

La storia d’amore di Golrokh Ebrahimi Iraee e Arash Sadeghi è incisa sulle pareti delle prigioni iraniane, Evin, Amol, Gharchak, le carceri dove hanno passato la maggior parte dei loro ultimi dieci anni di vita. Scrittrice lei, ricercatore lui, marito e moglie, innamorati e disobbedienti, Golrokh Ebrahimi Iraee e Arash Sadeghi sono due dei più noti attivisti per i diritti umani e civili in Iran. Due giorni fa Iraee, è stata condannata a 7 anni per “assembramento e collusione contro la sicurezza nazionale” e “propaganda contro il sistema” per essere scesa in piazza insieme a migliaia di giovani e donne iraniane dopo la morte di Masha Amini, lo scorso settembre. Era stata arrestata il 4 ottobre, ieri si è saputo della sentenza.

Più di 20mila persone sono finite in prigione durante 4 mesi di manifestazioni e sono numeri ancora parziali. A febbraio, la guida suprema Khamenei aveva concesso la grazia a migliaia di prigionieri in cambio della penitenza, di una ammissione di colpevolezza e di una promessa a non tornare più in piazza, ma Iraee si è rifiutata: nessun rammarico, nessuna richiesta di amnistia. La prima volta era stata arrestata nel 2016: sei anni di carcere per un libro mai pubblicato. L’avevano trovato, scritto a penna sui suoi block-notes, durante una perquisizione nella casa che condivideva con Sadeghi. Era la storia - così scrisse allora Amnesty International nel suo rapporto sull’arresto - della “reazione emotiva che una ragazza ha davanti al film La lapidazione di Soraya M - basato su un fatto accaduto realmente, la lapidazione di una giovane donna per adulterio: si infuria a tal punto da bruciare una copia del Corano”.

“Insulto al testo sacro” e “propaganda contro lo Stato”, le accuse mosse a Iraee: sono seguiti sei anni di carcere, scioperi della fame, denunce di abusi e maltrattamenti. Sadeghi, arrestato più volte fin dai tempi del movimento di proteste dell’Onda verde, nel 2009, fu condannato a 19 anni di carcere con l’accusa di aver organizzato proteste antigovernative e di aver complottato “contro la sicurezza nazionale”. Ma rimase in sciopero della fame per 68 giorni dopo l’arresto di Golrokh, nacque una campagna globale per il suo rilascio, in sua difesa si sono schierati negli anni il Parlamento europeo, le Nazioni Unite, le più grandi organizzazioni internazionali per i diritti umani, scrittori, attivisti, intellettuali. Nel 2018 gli è stato diagnosticato un cancro, ma ha continuato a scontare la sua pena e solo a gennaio le autorità l’hanno rilasciato su cauzione perché aveva bisogno di cure mediche. Pochi giorni fa è stato riconvocato dalla polizia. Nuove accuse. Un nuovo processo. Il rischio di una nuova condanna, come è successo alla sua Golrokh.