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di Shady Alizadeh

Il Domani, 16 settembre 2026

Il 16 settembre 2022 moriva Jina Mahsa Amini. Il tempo passa ma, mentre la guerra minaccia di soffocarla, la resistenza iraniana continua a chiedere giustizia e futuro. Il movimento ha saputo superare i confini, ricordandoci che la libertà delle donne è il cuore della democrazia. Il 16 settembre 2022 moriva, a soli 22 anni, per mano della polizia morale iraniana Jina Mahsa Amini. L’ennesima donna uccisa per il controllo del suo corpo. Dalla sua morte è nata una rivolta che non si è mai spenta. “Donna, Vita, Libertà” è diventata una resistenza non violenta capace di unire tradizioni, generazioni e classi sociali. Una rivolta nata dalle donne, ma trasformatasi in una mobilitazione collettiva per la libertà, la dignità e la democrazia in Iran.

La libertà nasce dalla Resistenza, anche in Iran L’eccidio Da ultimo, le manifestazioni di gennaio, nate da uno sciopero generale esteso a tutte le province del paese, hanno confermato la forza e la maturità politica del movimento. Studenti, lavoratori, commercianti, donne e uomini di ogni età sono scesi in piazza per rivendicare il diritto a essere protagonisti del proprio futuro e di un processo democratico fondato sulla libertà, l’autodeterminazione e il rispetto dei diritti delle donne. In quattro anni, Donna, Vita, Libertà è diventata l’unica forza di resistenza capace di mettere in difficoltà il regime e di dimostrare che un’alternativa è possibile.

Impavidi, di fronte alla brutalità del regime, donne e uomini iraniani continuano a resistere gridando “Donna, Vita, Libertà”, tuttavia, per gli uomini che si schierano contro il sistema patriarcale e ne mettono in discussione le strutture di potere, la repressione è più severa: il loro dissenso sfida non solo il regime, ma l’intero ordine di potere che lo sostiene. Un coraggio che contrasta gli stereotipi sugli uomini iraniani e assume un significato ancora più forte di fronte a chi, da noi in Italia, rivendica un “patriarcato mediterraneo” e facendo di loro gli uomini più coraggiosi e politicamente schierati contro la violenza sulle donne in questo quadro internazionale.

Non conosciamo ancora il numero esatto delle vittime dell’eccidio di gennaio, anche a causa della censura e delle difficoltà di comunicazione. Ma dietro ogni persona uccisa, giovane o adulta, ci sono storie, famiglie e un’intera generazione che oggi vive imprigionata e sotto la minaccia della pena di morte. L’opposizione iraniana divisa in fazioni: “Pahlavi? È alleato con la destra globale” Repressione e guerra I prigionieri politici subiscono torture, abusi e isolamento, mentre manifestanti e attivisti vengono perseguitati, privati dei loro beni e, in molti casi, fatti sparire. Molti sono giovani, e reprimere loro significa colpire il futuro stesso dell’Iran.

A questa drammatica situazione si è aggiunta la guerra, nata con l’obiettivo dichiarato di fermare il programma nucleare iraniano, ma condotta senza il rispetto dei principi del diritto internazionale. Con il conflitto ancora in corso, le sue ragioni appaiono sempre più difficili da comprendere. Una cosa però è certa: i diritti umani, la libertà dei prigionieri e la volontà del popolo iraniano non sono mai stati il motivo dichiarato di questa guerra.

Principi e valori che non rientrano nemmeno nel vocabolario diplomatico usato tra Stati Uniti, Israele e il regime di Teheran. Di fatto, questa guerra sta rafforzando il regime che dichiara di voler colpire. Gli attacchi esterni gli offrono nuovi pretesti per reprimere il dissenso e limitare lo spazio democratico conquistato dalla società iraniana. La richiesta di libertà rischia così di essere trasformata in una questione di sicurezza nazionale, mentre la guerra finisce per soffocare e censurare la resistenza iraniana. In questi quattro anni il popolo iraniano ha dimostrato di essere protagonista di un cambiamento culturale ormai irreversibile.

Né il regime né la guerra può decidere il futuro dell’Iran, che deve appartenere agli iraniani e alla loro volontà di libertà e democrazia. La svolta digitale del movimento femminista che riempie ancora le piazze Donna, Vita, Libertà ha saputo superare i confini dell’Iran ricordandoci che la libertà delle donne è il cuore della democrazia e non può essere negoziata. Come europei, italiani e antifascisti abbiamo la responsabilità di sostenere questa resistenza, chiedendo la liberazione dei prigionieri politici e dei giovani condannati a morte, la fine delle esecuzioni e della repressione e il diritto del popolo iraniano a costruire liberamente il proprio futuro cessando questa guerra senza scopo. La libertà di un popolo non può essere sacrificata o negoziata in nome di interessi geopolitici, economici o privati. Le donne e gli uomini iraniani hanno trasformato gesti quotidiani di libertà in una sfida politica, e una resistenza in un messaggio capace di parlare al mondo. La paura non basta più a fermarli. Non torneranno indietro. E non dobbiamo farlo nemmeno noi. Donna. Vita. Libertà. Sempre. Ovunque.