di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 12 novembre 2020
L'avvocata era in permesso temporaneo da sabato. L'avvocata iraniana per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, scarcerata in via temporanea lo scorso sabato, è risultata positiva al Covid. L'attivista avrebbe contratto il virus nel carcere femminile di Qarchak, dove è stata trasferita senza preavviso il 20 ottobre dall'istituto di Evin, a Teheran, "nonostante la sua grave malattia e debolezza".
A renderlo noto è il marito, Reza Khandan, con un messaggio diffuso su Facebook: "Siamo stati in ospedale per i problemi di cuore di cui soffre Nasrin. Prima di effettuare gli esami cardiaci, i medici ci hanno suggerito di fare dei test per il Coronavirus. Il suo è risultato positivo, io sono ancora in attesa della risposta".
La curva epidemica in Iran va peggiorando: proprio ieri il Paese ha registrato il record di contagi dall'inizio dell'emergenza sanitaria. L'ultimo bollettino diffuso dalla portavoce del ministero della Salute di Teheran, Sima Lari, è di 11.780 nuovi positivi e 462 morti, per un totale di 715mila casi e 39.664 decessi. E il rischio di contagio all'interno delle carceri, ha spinto le autorità a rilasciare temporaneamente migliaia di prigionieri nel corso degli ultimi mesi.
"Durante l'incontro che ho avuto mercoledì scorso con Nasrin alla prigione di Qarchak, mi ha detto che il coronavirus si era diffuso nel suo reparto e che molti detenuti si erano ammalati. Ecco perché aveva fretta di essere rilasciata", ha spiegato Khandan denunciando le "condizioni disastrose" della struttura.
Si tratta di un carcere per sole donne a sud di Teheran, ricavato all'interno di un'ex fabbrica di polli, noto per la durezza della detenzione e i maltrattamenti sui prigionieri politici. Le condizioni antigieniche di Qarchak "sono anche peggiori del carcere di Evin", denunciava dopo il trasferimento Reza Khandan, segnalando l'ennesimo abuso ai danni della moglie: "Secondo gli esperti, avrebbe dovuto essere nuovamente ricoverata in ospedale per un esame cardiaco urgente, ma le autorità l'hanno trasferita direttamente in prigione". L'avvocata di 57 anni, debilitata da un lungo sciopero della fame interrotto a settembre dopo 45 giorni, è stata liberata provvisoriamente "con il consenso del magistrato responsabile delle carceri femminili".
"Sono tornata a casa - scriveva lei stessa su Facebook il 7 novembre - con un permesso per motivi medici per proseguire le mie cure". Accusata di "propaganda sovversiva" dalle autorità iraniane, Sotoudeh è in carcere dal 2018 dopo aver difeso una donna arrestata per aver protestato contro l'obbligo di indossare l'hijab. La condanna fu durissima: 148 frustate e 33 anni e mezzo di detenzione. Nel 2019 poi, la seconda condanna a 12 anni di carcere "per aver incoraggiato la corruzione e la dissolutezza".
Ma la donna, che assieme al marito è fra i principali attivisti iraniani per i diritti umani, si è sempre dichiarata innocente, spiegando di aver soltanto manifestato pacificamente per i diritti delle donne e contro la pena di morte. "Ogni giorno che trascorro fuori dal carcere, aspetto di sentire la notizia del rilascio di tutti i prigionieri politici - ha detto l'avvocata in un messaggio registrato dopo la sua liberazione sabato scorso".
"Vorrei esprimere la mia gratitudine a tutte le organizzazioni nazionali e internazionali in Iran e all'estero - ha aggiunto - alle associazioni degli avvocati in vari paesi, alle organizzazioni per i diritti umani e ai diversi individui come artisti, scrittori, politici, attivisti per i diritti civili, difensori dei diritti umani, testate giornalistiche e miei cari colleghi in tutto il mondo. È grazie al vostro amore e al vostro sostegno che i prigionieri politici possono sopportare la prigione".










