di Simona Musco
Il Dubbio, 22 settembre 2020
Da 40 giorni è in sciopero della fame in difesa dei diritti dei detenuti. Sono gravi le condizioni di Nasrin Sotoudeh, l'avvocatessa iraniana per i diritti umani vincitrice del Premio Sakharov, attualmente detenuta. A renderlo noto è stato il marito Reza Khandan, che ha denunciato l'impossibilità di avere contatti con la moglie, finita in terapia intensiva al Taleghani Hospital di Tehran per insufficienza cardiaca, dopo 40 giorni di sciopero della fame.
La protesta è iniziata l'11 agosto, contro le condizioni di detenzione dei prigionieri politici in Iran. Sotoudeh è stata arrestata nel 2018 per il suo impegno a favore dei diritti umani, con l'accusa di "collusione contro la sicurezza nazionale, propaganda contro lo Stato, istigazione alla corruzione e alla prostituzione", per avere difeso donne che avevano osato mostrarsi senza lo hijab, e per essere lei stessa apparsa in pubblico senza velo, "reati" che le sono costati una condanna in via definitiva a 38 anni di prigione e 148 frustate. Secondo la legge, dovrà scontare almeno 12 anni prima di poter ottenere la libertà condizionale. E proprio come la collega turca Ebru Timtik, morta dopo 238 giorni di digiuno, rischia ora di perdere la vita solo per essersi opposta a politiche repressive e a palesi violazioni dei diritti civili.
Khandan ha potuto "incontrare" la moglie solo per caso: l'uomo ha intravisto Sotoudeh su una sedia a rotelle, nel corridoio dell'ospedale, mentre veniva portata in reparto per un esame cardiaco. La donna era visibilmente sofferente e molto magra. Attorno a lei circa 10 agenti di sicurezza e soldati, che durante il giorno si recano in ospedale "istruendo" il personale sul da farsi. Oltre alla detenzione ingiusta di un gran numero di prigionieri politici, Sotoudeh ha denunciato le condizioni delle carceri iraniane durante la pandemia: molti prigionieri, infatti, hanno contratto il virus, rimanendo comunque in stato di promiscuità in prigioni sporche e affollate. Le autorità giudiziarie hanno rilasciato un gran numero di prigionieri, ma la maggior parte di coloro che si trovano in carcere per ragioni politiche è stata esclusa dal beneficio.
Nasrin, ha dunque dichiarato Khandan a Deutsche Welle, "è sia prigioniera che paziente e in entrambi i casi ho il diritto di visitarla, ma questo ospedale non ha principi né regole. È molto debole e la sua salute sta peggiorando ogni giorno". Ad informare la famiglia di Sotoudeh delle sue condizioni di salute sono state le compagne di cella, due delle quali, le prigioniere politiche Mojgan Kavousi e Rezvaneh Khan Beigi, hanno lanciato un appello alla magistratura affinché le richieste di Sotoudeh vengano accolte. "Poiché la sua richiesta non è altro che l'attuazione della legge approvata di recente sulla riduzione delle pene, vi chiediamo di affrontare la questione, il prima possibile, per porre fine allo sciopero della fame della signora Sotoudeh".
Intanto si moltiplicano gli appelli per chiederne il rilascio. "Il presidente Conte e il ministro Di Maio compiano tutti i passi necessari sulle autorità di Teheran e sollecitino la Presidente Von der Leyen e l'Alto Commissario Borrell ad assumere tutte le iniziative necessarie a scongiurare un esito tragico", ha dichiarato Piero Fassino, presidente della commissione Esteri della Camera. "Già nel marzo del 2019 - ha dichiarato la senatrice Monica Cirinnà, responsabile diritti del Pd - avevo promosso un'interrogazione al ministro degli Esteri (all'epoca Moavero Milanesi), nella quale chiedevamo al governo di attivarsi presso le corrispondenti autorità iraniane. È passato più di un anno, tutto tace e le condizioni di Nasrin Sotoudeh peggiorano. Abbiamo imparato dal caso di Ebru Timtik che il silenzio, in questi casi, è una colpa grave".
E ad esprimere preoccupazione è anche Mario Perantoni (M5s), presidente della Commissione Giustizia alla Camera. "Ovunque nel mondo l'avvocatura svolge un ruolo di fondamentale importanza e non è tollerabile nessuna limitazione al diritto di difesa e alla libertà degli avvocati connessa all'esercizio della propria funzione - ha sottolineato. La morte di Ebruk Timtik deve essere un monito costante in tal senso".










