La Repubblica, 5 marzo 2026
La denuncia del Centro per i diritti umani. Il timore è che nella segretezza delle carceri i pasdaran possano intensificare le impiccagioni. Nel mezzo della guerra tra USA e Israele da un lato e Teheran dall’altro, il Centro per i diritti umani in Iran, una Organizzazione Non Governativa con sede a New York, lancia un appello per i detenuti nelle prigioni iraniane e chiede ai governi di tutto il mondo che si aprano canali diplomatici per tutelarli. Il timore è che nella segretezza delle carceri i pasdaran possano intensificare le torture e le esecuzioni. Preoccupazione condivisa anche dalla Missione Internazionale Indipendente di Inchiesta sui Fatti (FFM) sull’Iran, creata dal Consiglio di Sicurezza ONU nel 2022, secondo la quale molti dei detenuti corrono il rischio di maltrattamenti e sparizioni forzate. Le prigioni sono protette dal diritto internazionale umanitario in tempo di guerra, questo significa che i diritti e la sicurezza devono essere pienamente garantiti, scrive l’organizzazione.
Una storia di torture. La Repubblica Islamica potrebbe approfittare di questa guerra per commettere abusi e vendicarsi dei prigionieri politici, scrive il Centro per i diritti umani. Le prime vittime della crisi attuale potrebbero essere proprio le migliaia di uomini e di donne arrestati durante le proteste di gennaio e detenuti con vaghe accuse di spionaggio e pericolo per la sicurezza nazionale.
Tra i detenuti anche un Premio Nobel. Tra i detenuti più noti anche la Premio Nobel per la Pace 2023 Narges Mohammadi, arrestata a dicembre mentre manifestava per la morte sospetta di un’altra attivista e oggi detenuta a Zanjan, nel nord-ovest di Teheran, una zona che sabato scorso è stata scossa da una forte esplosione.
Il record di esecuzioni. Human Rights Watch nel suo Rapporto annuale scrive che il numero di esecuzioni effettuate da Teheran nel corso del 2025 ha raggiunto percentuali che non si leggevano dagli anni ‘80. A fine dicembre avevano affrontato il patibolo almeno duemila persone. A fine febbraio si contavano 53 mila detenuti tra attivisti, avvocati e circa 500 minori, due dei quali a rischio di esecuzione imminente. Molti dei prigionieri sono in isolamento e la maggior parte di essi non può avere neanche un consulente legale. Già con gli attacchi di giugno, quando il carcere di Evin fu preso di mira dagli israeliani, i detenuti non solo non furono evacuati, ma molti rimasero feriti.
Il Centro dei Difensori dei Diritti Umani. È un’associazione senza fini di lucro iraniana fondata nel 2001, con l’obiettivo di tutelare i diritti dei dissidenti politici, delle donne e delle minoranze. Ha vinto il Premio Reebok per i Diritti Umani e il Premio Nobel per la Pace, Shrin Ebadi ne è stata una delle fondatrici, assieme ad altri avvocati, tra cui Abdolfattah Soltani, Mohammad Ali Dadkhah e Mohammad Seifzadeh. Il Centro documenta violazioni dei diritti, dà assistenza legale gratuita ai prigionieri ed è attivo per difendere la libertà di espressione. Nel corso del tempo ha affrontato pesanti pressioni e persecuzioni da parte del governo iraniano.











