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di Guido Olimpio

Corriere della Sera, 12 gennaio 2025

Un cittadino svizzero, arrestato con l’accusa di spionaggio, si sarebbe tolto la vita in una prigione iraniana. Era in Iran con un visto turistico. Il primo atto avviene a fine ottobre, in concomitanza con l’incursione israeliana su alcuni centri militari dell’Iran. I servizi di sicurezza - secondo i media locali - fermano uno straniero nei pressi di Semnan, località a est della capitale. L’uomo sta raccogliendo dei campioni di terra e lo fa in una zona interessante sotto il profilo bellico. Qui c’è un importante sito per lo sviluppo di missili a lungo raggio, uno dei tanti impianti che partecipano al programma strategico dei pasdaran. E il terriccio se analizzato potrebbe rivelare l’esistenza di tracce d’uranio o altre componenti degne di interesse.

L’uomo viene trasferito nella prigione più vicina, sempre a Semnan, e qui si sarebbe suicidato il 9 dicembre. Per le autorità il detenuto ha chiesto al compagno di cella di andare a prendere del cibo e quando è rimasto solo ha compiuto il gesto estremo. Fine del report, nessun dettaglio, neppure il nome della vittima. Saranno le fonti svizzere a fornire piccoli particolari: aveva 64 anni, da oltre 20 risiedeva in Sud Africa ed era entrato in Iran usando il visto turistico. Ben poco sul suo passato o professione. La diplomazia elvetica, che era stata “avvisata” dell’arresto, si era mobilitata per poter visitare il connazionale ma la richiesta era stata respinta perché si trattava di un caso di spionaggio.

La vicenda, in attesa di chiarimenti, offre alcuni spunti.

1) Sono molti gli episodi di stranieri fermati perché considerati agenti di intelligence ostili: dossier raramente sostenuti da prove evidenti. Infatti, sono solo delle pedine in vista di futuri scambi.

2) Gli apparati di controspionaggio annunciano operazioni frequenti con la cattura di “talpe” o lo smantellamento di network “nemici”. Un nuovo episodio è trapelato due giorni fa. Misure di risposta a sabotaggi e all’evidente infiltrazione realizzata dagli avversari, in particolare gli israeliani del Mossad.

3) Siamo in una fase fluida, con il regime ferito da molti rovesci. I pasdaran hanno svolto grandi esercitazioni mostrando armamenti e bunker che ospitano missili. Inoltre, le esercitazioni di difesa hanno riguardato i i “laboratori” nucleari di Fordow e Arak. Un tentativo di mostrare i muscoli in attesa di Donald Trump. Al tempo stesso non ci sono segnali di dialogo da parte del presidente Masoud Pezeshkian.

4) Mohammed Abedini, l’ingegnere iraniano fermato a Malpensa su mandato di cattura Usa perché coinvolto in un traffico di droni militari in favore dei guardiani della rivoluzione, e al centro del caso di Cecilia Sala, aveva la Svizzera come base della sua attività. Ci sono ancora dei complici all’interno dei confini elvetici?

5) La Confederazione ha un ruolo speciale: svolge anche il ruolo di rappresentante diplomatico degli Usa a Teheran. Un canale che potrebbe diventare ancora più importante nei prossimi mesi.