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di Greta Privitera

Corriere della Sera, 21 giugno 2025

La premio Nobel per la Pace e attivista iraniana Narges Mohammadi: “Sono scappata da Teheran , ho vissuto i primi giorni sotto le bombe e non ho mai avuto così tanta paura. Sono morti decine di civili, anche bambini. Dobbiamo unirci per la pace”. Sulla chat, la spunta non diventa mai doppia. I messaggi non arrivano. Le chiamate suonano a vuoto. Sono giorni che proviamo a metterci in contatto con la premio Nobel per la Pace, l’iraniana Narges Mohammadi. “Non riusciamo a sentirla, gli ayatollah hanno staccato Internet”, scrive una persona della sua famiglia. Staccano perché al buio si opprime meglio. Si incarcera, si tortura. S’impicca meglio.

Tagliano la connessione con il mondo così che non arrivi la voce di gente come Mohammadi, l’ingegnera attivista che fa fuori e dentro il carcere di Evin, nemica giurata del regime e da sempre in prima linea per i diritti delle donne e degli uomini d’Iran. Ma l’ayatollah tende a dimenticare che il suo ingegnoso popolo trova sempre il modo per farsi sentire. In esclusiva, mandano al Corriere le sue risposte: pensieri sulla guerra tra la Repubblica islamica - non l’Iran ci tiene a ricordare - e il governo israeliano. Non il popolo d’Israele. L’attivista condannata a 31 anni di prigione, in libertà con un permesso speciale per la sua condizione medica, racconta che è riuscita ad andarsene da Teheran “pochi giorni dopo l’inizio dei bombardamenti”.

Dove si trova?

“Ora sono nei dintorni della capitale, in un piccolo villaggio. Ma ho visto con i miei occhi ciò che è accaduto a Teheran. Ho assistito ad attacchi terribili. Hanno colpito le infrastrutture, molti civili sono stati uccisi. Non posso dimenticare il rumore orribile dei droni e delle esplosioni sopra di noi. È stata una delle esperienze peggiori e più spaventose che abbiamo mai vissuto”.

Conosce qualcuno che ha subito danni a causa delle bombe?

“Condivido la storia di un amico che ha dovuto lasciare la sua casa con solo i vestiti che indossava perché un missile è caduto su un deposito di petrolio chiamato Shahran vicino a lui e tutto è andato a fuoco. Un disastro”.

È stata nella sua Teheran bombardata per quattro giorni e poi ha fatto le valigie come più della metà della popolazione della capitale. Quanto è durata la sua fuga?

“Il mio cuore è ancora lì e desidero tornare al più presto a casa mia. Ci ho messo 12 ore ad arrivare in questo paesino, di solito si raggiunge in due”.

Che cosa dice chi è rimasto a Teheran?

“Sono passati otto giorni dall’inizio del devastante e spietato conflitto tra il governo d’Israele e la Repubblica islamica. Milioni di persone in Iran e Israele si trovano in una situazione gravissima. Gli attacchi hanno preso di mira i civili nelle aree residenziali, mentre si trovavano nei loro appartamenti. Decine di uomini, donne e bambini indifesi hanno perso la vita. Le infrastrutture sono in via di distruzione. E tra di noi cresce l’ansia per un possibile bombardamento israeliano ai siti nucleari nelle città vicine agli impianti. Sembra che i due Paesi siano diventati il palcoscenico per l’esibizione del potere delle armi militari di due governi”.

Cosa chiede a chi sta guardando a quel che accade in Medio Oriente?

“Chiedo ai vincitori del premio Nobel per la Pace, alle istituzioni e alle personalità e organizzazioni internazionali per i diritti umani, agli scrittori, agli artisti, agli attivisti civili e a tutti nel mondo di fare il possibile per fermare il conflitto. La guerra si sta intensificando e aggravando: alziamoci per formare un fronte globale unito e inclusivo per il diritto alla pace”.

La pace è sempre stata una delle sue battaglie.

“Ho trascorso dieci anni della mia vita in prigione senza vedere i miei figli solo per aver difeso i diritti umani e la pace. Ora io e il mio popolo ci troviamo all’incrocio di due guerre. Una guerra totale tra Israele e la Repubblica islamica e la guerra interna della Repubblica islamica contro la gente d’Iran”.

C’è chi dice che il conflitto potrebbe trasformarsi per il popolo iraniano nell’occasione per far cadere il regime.

“Credo profondamente che la democrazia, i diritti umani e la libertà non si ottengano attraverso la violenza e le bombe. Chiedo che questa guerra venga fermata. La Repubblica islamica dell’Iran e Israele devono raggiungere un cessate il fuoco. Condanno questa guerra nel modo più fermo possibile. Il Medio Oriente ora è sommerso nel fuoco e nel sangue. Dove si può vedere un segno di speranza per la pace? Politici come Ali Khamenei, leader della Repubblica islamica, e Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, sono la causa di tutto questo, perché promettono che si può costruire un futuro migliore attraverso la guerra, l’uccisione e la violenza: impossibile”.

Che futuro vede?

“Sto ai fatti: in Iran governa un regime misogino e religioso con Ali Khamenei al vertice, che ci ha portati all’inferno mentre prometteva il paradiso. Allo stesso tempo, anche Netanyahu ci sta portando all’inferno, mentre promette libertà e democrazia. Sono certa che la guerra non porta mai nulla di democratico, né diritti umani né libertà”.