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di Micaela Romagnoli

Corriere della Sera, 3 gennaio 2023

L’ex studente dell’Alma mater morto dopo le torture, i ricordi di chi lo conosceva: le chiacchierate, le partite alla Play, la pizzeria. “Noi non torniamo nel nostro Paese”.

“Aveva il cuore delicato, un ragazzo così buono che lo chiamavo canarino”. Benjamin Aalami, 31 anni, originario di Teheran, amico di Mehdi Zara Ashkzari, ricorda così il ragazzo morto dopo le torture subite in un carcere del suo Paese. Anche Benjamin ha frequentato l’Università di Bologna, dove vive dal 2016, e si è laureato al Dams; Mehdi era stata tra le prime persone conosciute dopo il suo arrivo in città: “Era uno del gruppo di iraniani con i quali sono entrato subito in contatto, che mi hanno dato informazioni per inserirmi all’università e trovare casa”. Mehdi alla facoltà di Farmacia, Benjamin appassionato di arte e di cinema: “Ma ci si vedeva quasi tutti i giorni, soprattutto a casa, per due chiacchiere, mangiare qualcosa, giocare alla Playstation - racconta -. Una persona simpatica e buona, sapeva essere un uomo forte contro le cose non ragionevoli del mondo”.

“Mehdiciao” e gli studi a Bologna - Era uno studente lavoratore, Mehdi; divideva le sue giornate tra lo studio e la pizzeria Ciao Vip, dove il responsabile, Yaman, commosso non riesce a capacitarsi del destino atroce del ragazzo: “Non riesco ancora a crederci - confida - ogni secondo mi tornano in mente ricordi di lui. Era un ragazzo pieno di energia, si era fatto benvolere da tutti. La sera, dopo il lavoro, quando poteva usciva con gli amici”. “Non parlava spesso di politica - aggiunge Yaman - ma quando lo faceva si mostrava molto critico, come praticamente tutti gli iraniani che abitano qui, anche se molti non lo dicono”. Proprio per il suo impegno alla pizzeria Ciao alcuni amici, simpaticamente, lo avevano soprannominato “Mehdiciao”, dice Roozbeh, 33 anni, iraniano di Borujerd, anche lui bolognese d’adozione, ex-studente dell’Alma Mater: “Sono venuto a Bologna nel 2014 e mi sono laureato alla magistrale di Statistica, economia e impresa. L’ho conosciuto ancora prima del suo arrivo qui”.

La perdita della mamma - Roozbeh, infatti, in quel periodo era tra gli amministratori di un gruppo Telegram che dava supporto agli iraniani che avevano il desiderio di studiare in Italia e a quel gruppo si era iscritto anche Mehdi: “Era arrivato a Bologna nel 2015 con la sua ragazza, dalla quale poi si era lasciato. Era un tipo tranquillo, simpatico, molto legato alla famiglia, in particolare al fratello minore - ricorda -, sognava un futuro migliore anche per lui”. Mehdi, da un anno e mezzo, era rientrato in Iran per la morte della madre: “Aveva deciso di fermarsi un po’ di più per stare vicino al padre e al fratello, poi sarebbe voluto tornare a Bologna ma sono sopraggiunti problemi con il permesso di soggiorno”, ricostruisce Roozbeh. Non si sentivano da diversi mesi, ma l’ultima volta Mehdi era molto giù: “Era provato, molto triste per la perdita della mamma”.

“Falsi studenti che informano il governo iraniano” - I suoi amici oggi sono scioccati, non stupiti: “Non mi meraviglia - ammette Benjamin - visto che ogni giorno leggiamo notizie tremende dal nostro Paese. È incredibile che tutto questo sia capitato proprio a lui, che lui sia l’ennesima vittima”. E in Iran adesso non hanno intenzione di fare ritorno: “Abbiamo partecipato a tante manifestazioni contro quello che sta succedendo e se tornassimo, appena sbarcati, verremmo arrestati e magari ci sarebbe un altro dramma come quello di Mehdi - dice Roozbeh -. Anche qui ci sono falsi studenti che informano il governo iraniano. L’unica consolazione è che da fuori posso fare qualcosa per dare voce al nostro popolo”. Vede un barlume Sohyla Arjmand, iraniana, attivista per i diritti umani e impegnata nell’associazione DonneperNasrin, che con la famiglia gestisce il ristorante Pars in Bolognina: “Per tanto tempo il mondo ha taciuto sui massacri che hanno compiuto in Iran: io voglio urlare il blocco della pena di morte per i manifestanti. Adesso almeno si parla dell’Iran, qualcosa deve succedere”.