Il Dubbio, 17 aprile 2026
La famiglia e i legali hanno potuto vederla sabato nella prigione di Zanjan. Secondo la fondazione che la sostiene, la Nobel iraniana mostra chiari segni di peggioramento fisico. Tornano a peggiorare le condizioni di Narges Mohammadi, la premio Nobel per la Pace 2023, detenuta nel carcere di Zanjan, nel nord dell’Iran. Secondo persone a lei vicine e secondo quanto riferito dalla sua fondazione, dopo l’infarto che l’ha colpita il mese scorso il suo stato di salute viene ora descritto come critico. La famiglia e gli avvocati hanno potuto incontrarla sabato e, da quel colloquio, sarebbe emerso un quadro fisico molto preoccupante. Già all’inizio di aprile la Fidh aveva denunciato che il team legale e un familiare, autorizzati a visitarla il 29 marzo, l’avevano trovata molto debilitata, pallida, dimagrita e in condizioni generali estremamente precarie. La stessa organizzazione aveva parlato di cure mediche essenziali negate o fortemente ritardate dopo un presunto attacco cardiaco avvenuto in carcere.
Secondo la ricostruzione diffusa dai suoi sostenitori, l’infarto risalirebbe al 24 marzo 2026. In quei momenti Mohammadi avrebbe perso conoscenza e sarebbe rimasta incosciente per oltre un’ora, ma non sarebbe stata trasferita subito in ospedale, ricevendo soltanto assistenza nell’infermeria della prigione. Anche altre fonti che hanno ripreso la vicenda hanno indicato nello stesso episodio il punto di svolta del peggioramento delle sue condizioni. L’ultimo allarme nasce proprio dalla nuova visita autorizzata ai familiari e ai legali. La fondazione Narges Mohammadi, citata da fonti internazionali, sostiene che sabato siano stati osservati chiari segni di ulteriore deterioramento e che il suo stato fisico sia ormai tale da far temere un rischio serio e immediato.











