di Emanuele Azzità
Corriere di Torino, 27 aprile 2025
Per il dottor Ahmadreza Djalali l’esecuzione potrebbe essere imminente. Era il 25 aprile 2016. Il ricercatore medico iraniano residente in Svezia, Ahmadreza Djalali, veniva arrestato senza un mandato al suo arrivo all’aeroporto di Teheran. Djalali è uno scienziato di medicina delle catastrofi, studia per migliorare la capacità operativa degli ospedali in paesi colpiti da disastri, terrorismo e conflitti armati. Dal 1997 al 2007 aveva lavorato nel suo Paese nella gestione delle catastrofi naturali, ma poi era venuto in Europa per perfezionarsi in Svezia, in Belgio e in Italia. Borsista al Centro di Ricerca in Medicina d’emergenza e dei Disastri (Crimedim) dell’università del Piemonte Orientale, dal 2012 al 2016 ha risieduto a Novara.
Nove anni fa era tornato al suo Paese su invito per delle conferenze alle Università di Teheran e Shiraz. Aveva accettato di buon grado anche per poter rivedere i suoi familiari, invece era una trappola. Da circa 3.300 giorni è internato nel famigerato carcere di Evin (dove a dicembre c’è stata anche Cecilia Sala) con l’accusa di essere una spia di Israele. Processato dal Tribunale Rivoluzionario di Teheran senza prove reali, senza la presenza di un avvocato di difesa, il 21 ottobre 2017 è stato condannato a morte per impiccagione.
Circa un mese dopo il Gruppo di Lavoro sulla Detenzione Arbitraria (un organismo dell’Onu per il rispetto dei Diritti Umani) ha fatto richiesta formale al governo della Repubblica Islamica per informazioni sulla detenzione del dottor Ahmadreza Djalali: nessuna risposta. Nel 2018 il medico è apparso alla televisione iraniana per leggere (sotto minaccia di ritorsioni su ùi familiari) una confessione scritta dai suoi carcerieri.
L’esecuzione della condanna a morte, fissata per il 21 maggio 2022, è stata poi sospesa. In tutti questi anni, molte sono state le iniziative di governi e organismi internazionali per ottenere la scarcerazione di Ahmadreza Djalali e il rispetto dei più fondamentali diritti dell’uomo. Tutto è stato inutile. All’inizio di marzo di quest’anno, per notizie per l’aggravarsi dello stato di salute dello scienziato, il ministero degli esteri svedese ha chiesto nuovamente la sua scarcerazione immediata. Per tutta risposta, le autorità iraniane hanno definito la cosa “priva di fondamento”.











