La Stampa, 13 marzo 2023
Dalla fine di novembre centinaia di ragazze hanno sofferto di svenimenti e nausea. Fonti Usa: “Il regime mente, è un diversivo per distrarre da proteste e crisi”. Il ministero dell’Interno iraniano ha annunciato che più di 100 persone sono state identificate, arrestate e indagate per i recenti casi di avvelenamento di studenti, in particolare studentesse, nelle province di Teheran, Qom, Zanjan, Khuzestan, Hamedan, Fars, Gilan, West Azarbaijan, East Azarbaijan, Kordestan e Khorasan Razavi.
Nei vari episodi, iniziati lo scorso novembre, le studentesse hanno sofferto di svenimenti, nausea, senso di soffocamento e altri sintomi dopo aver riferito di odori “sgradevoli” nei locali della scuola, e alcune sono anche finite in ospedale. “Le prime indagini mostrano che un certo numero di queste persone, per malizia o avventurismo e con l’obiettivo di chiudere le aule e influenzati dal clima psicologico creato, hanno adottato misure come l’uso di sostanze innocue e maleodoranti - si legge nel comunicato del comunicato del ministero -. Tra gli arrestati ci sono individui che hanno avuto motivi ostili, cercato di creare paura e orrore tra persone e studenti, chiudere scuole e creare pessimismo nei confronti del potere islamico”. Il ministero dell’Interno ha poi concluso dicendo che “sono in corso indagini per trovare possibili legami con organizzazioni terroristiche e che il numero di episodi di avvelenamento è diminuito negli ultimi giorni”.
Secondo un’analisi fatta dall’agenzia di stampa americana specializzata nel Medio oriente The Media Line, diverse fonti interne all’Iran ed esperti iraniani suggeriscono che gli avvelenamenti ai danni di ragazze nelle scuole in Iran siano stati invece compiuti, se non per conto del governo di Teheran, con la sua complicità per distrarre l’opinione pubblica dalle proteste nelle piazze contro il regime. Dare la colpa a “un pugno di estremisti talebani” che le autorità possono combattere, sarebbe in realtà una scorciatoia per “esonerare da ogni responsabilità il sistema islamico nel suo complesso”.
Confermata condanna a morte dissidente svedese-iraniano - La Corte Suprema iraniana ha confermato la condanna a morte del dissidente svedese-iraniano Habib Farajollah Chaab per “aver formato, gestito e guidato il gruppo ribelle Harakat al-Nidal”. L’uomo, scomparso due anni fa mentre si trovava in Turchia e messo sotto processo nella Repubblica islamica, è stato accusato anche di “aver concepito ed eseguito numerose operazioni terroristiche nella provincia di Khuzestan”.










