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Aki, 13 marzo 2015

 

Inviato delle Nazioni Unite chiede rilascio 30 giornalisti e blogger in carcere, stop a limitazioni libertà espressione. Sono almeno 753 le condanne a morte eseguite in Iran nel 2014, il numero più alto in 12 anni. Lo denuncia l'inviato delle Nazioni Unite in Iran, Ahmed Shaheed, riferendo al Consiglio Onu per i diritti umani a Ginevra.

Illustrando i dati, Shaheed ha chiesto alle autorità iraniane di revocare la condanna capitale per reati legati alla droga o commessi in età minorile, e di rispettare di standard processuali riconosciuti a livello internazionale.

L'inviato dell'Onu ha quindi chiesto a Teheran di revocare le leggi che limitano le libertà di espressione e di stampa, di togliere il blocco imposto ad alcuni siti Internet e di rilasciare i 30 giornalisti e blogger dietro le sbarre dal maggio 2014.

Tra questi, anche il giornalista del Washington Post Jason Rezaian. Vanno annullate, ha continuato Shaheed, quelle leggi che "limitano la stampa, penalizzano l'espressione, limitano l'accesso all'informazione e danno luogo a continui arresti di esponenti della società civile e di membri di gruppi vulnerabili, comprese le minoranze religiose ed etniche".

"I giornalisti arrestati o processati sono spesso accusati di contatto con i media stranieri e sono presi di mira per aver criticato capi di governo o per aver discusso di questioni politiche delicate", ha detto Shaheed. Inoltre, ha continuato, "continua il blocco e il filtraggio di siti Web". "Va data alta priorità all'abolizione delle leggi che minacciano o violano i diritti riconosciuti a livello internazionale", ha scritto l'ex ministro degli Esteri delle Maldive Shaheed nel suo rapporto annuale di 81 pagine. A Shaheed è stato negato l'accesso all'Iran e il suo rapporto si basa su interviste condotte con persone contattate nella Repubblica Islamica o con esuli che vivono all'estero.