La Repubblica, 14 novembre 2022
Un tribunale di Teheran ha condannato a morte, per la prima volta, una persona accusata di aver partecipato alle “rivolte” esplose dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne curda deceduta dopo essere stata arrestata dalla polizia morale per non aver indossato nel modo corretto l’hijab. Secondo il verdetto, riportato dall’agenzia di stampa della magistratura iraniana Mizan, questa persona, di cui non è stata rivelata l’identità, è stata condannata a morte per “aver appiccato il fuoco a un edificio governativo, turbato l’ordine pubblico, per essersi riunito e aver cospirato per commettere un crimine contro la sicurezza nazionale”.
Mentre un altro tribunale della capitale ha condannato cinque persone a pene detentive dai 5 ai 10 anni per aver “riunito e cospirato per commettere crimini contro la sicurezza nazionale e aver disturbato l’ordine pubblico”. I condannati, scrive Mizan, possono decidere di ricorrere in appello contro la decisione.
L’Iran è stato scosso da un’ondata di proteste dopo la morte, il 16 settembre, di Mahsa Amini. Gli iraniani continuano a manifestare da mesi contro il governo e la violenta repressione delle autorità. Segni di sfida, come tagliarsi i capelli o bruchiare l’hijab, si sono diffusi in tutto il mondo per sostenere il grido degli iraniani: “Donne, vità e libertà!”.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani che monitorano la situazione dall’estero, gli arrestati sono 15 mila, ma Teheran smentisce il dato. Il direttore generale della giustizia della provincia di Hormozgan, citato da Mizan, ha annunciato l’incriminazione di 164 persone “accusate dopo le recenti rivolte per la sicurezza” nella provincia. “A margine di una visita al centro di detenzione provinciale di Hormozgan, il capo della giustizia provinciale, Mojtaba Ghahremani, ha annunciato che 164 persone detenute durante i recenti disordini saranno processate da giovedì, alla presenza dei loro avvocati”, ha riferito Mizan.
Sono accusati di “raduno e cospirazione contro la sicurezza del Paese”, “propaganda contro il regime”, “disturbo dell’ordine pubblico”, “sommossa”, “incitamento all’omicidio”, “ferimento di agenti di sicurezza” e “danneggiamento di proprietà pubbliche”. Asadollah Jafari, direttore generale dell’Autorità Giudiziaria della provincia centrale di Esfahan, citato dall’agenzia Tasnim sabato sera, ha dichiarato che sono state intentate 316 cause in relazione ai recenti disordini. Secondo lui, 12 imputati sono già stati processati. Ancora, altre 276 persone sono state accusate nella provincia di Markazi, secondo Abdol-Mehdi Mousavi, direttore della giustizia della provincia, citato dall’agenzia ufficiale Irna. Intento, un centinaio di giovani arrestati durante le recenti proteste sono stati rilasciati senza processo dopo aver firmato l’impegno a non partecipare a ulteriori “disordini”.
L’Unione europea domani discuterà un nuovo pacchetto di sanzioni contro l’Iran dopo la sanguinosa repressione delle manifestazioni da parte delle autorità. Nel Consiglio Affari Esteri che si riunirà domani a Bruxelles sul tavolo ci saranno due dossier, uno ucraino e l’altro iraniano. “Stiamo seguendo con rispetto e attrazione gli iraniani che combattono per i propri diritti umani. Dobbiamo sostenere la loro battaglia e per farlo probabilmente i ministri adotteranno un nuovo pacchetto di sanzioni all’Iran”, ha spiegato un alto funzionario europeo secondo il quale i ministri discuteranno anche dell’invio delle armi iraniane a Mosca.










