di Barbara Cottavoz
La Stampa, 19 marzo 2021
l'appello degli esperti dell'Onu all'Iran per liberare il ricercatore. Il medico con un passato all'Università di Novara è in carcere dal 2016 con l'accusa di spionaggio. Appello di otto esperti dell'Onu sui diritti umani lanciato all'Iran per liberare "al più presto" Ahmad Reza Djalali, il medico irano-svedese con un passato da ricercatore per tre anni al Crimedim (Medicina dei disastri) dell'Università del Piemonte orientale a Novara, che è detenuto dopo una condanna a morte per presunto spionaggio a favore di Israele. Secondo gli esperti dei diritti umani il ricercatore è "in condizioni critiche" e potrebbe "presto morire in prigione", dopo mesi di "isolamento" in cella con "il rischio costante di un'imminente esecuzione", dopo il rinvio dello scorso dicembre.
Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, il medico sarebbe costretto a subire privazioni del sonno e avrebbe avuto una "tremenda perdita di peso" per la mancanza di un'alimentazione adeguata. "C'è una sola parola per descrivere il grave maltrattamento fisico e psicologico di Djalali, ed è tortura", dichiarano gli esperti, tra cui la relatrice speciale sulle esecuzioni extragiudiziali, Agnes Callamard, e il relatore speciale sulle torture, Niels Melzer. Il ricercatore era stato arrestato nell'aprile 2016 durante una visita nel Paese d'origine. Amnesty International ha definito il processo a suo carico "clamorosamente iniquo".











