di Gabriella Colarusso
La Repubblica, 5 aprile 2021
Namazi è stato arrestato nel 2015 con l'accusa di "collusione con un Paese nemico" e condannato a 10 anni di carcere. L'anno dopo è stato detenuto anche il padre Baquer. Il segretario di Stato americano Blinken: "Tutti gli ostaggi statunitensi e i detenuti illegittimi devono essere rilasciati e riuniti con i loro cari".
Siamak Namazi ha la colpa di essere americano. Baquer Namazi quella di essere suo padre. Da duemila giorni sono in carcere in Iran: Siamak arrestato nel 2015 con l'accusa di "collusione con un Paese nemico", e condannato a 10 anni di carcere. Baquer in prigione invece dal 2016 dopo essere stato attirato in Iran con la scusa che avrebbe potuto rivedere suo figlio. Nessun americano è stato detenuto tanto a lungo in Iran come Siamak, dicono i suoi legali.
Sabato il fratello Babak è tornato a chiedere all'amministrazione Biden che faccia il tutto il possibile per liberare la sua famiglia, visto che i tentativi fatti dalle precedenti amministrazioni finora non hanno prodotto risultati. "Spero e mi aspetto che il presidente Biden adotti approcci immediati, nuovi e audaci per far uscire la mia famiglia di prigione. Allo stesso tempo, imploro le autorità iraniane di agire con umanità e dignità, garantendo loro la libertà. Mio fratello e mio padre sono uomini innocenti e nessuno dei due potrà sopravvivere a questa prova molto più a lungo".
Martedì prossimo a Vienna, alla riunione della commissione congiunta sul nucleare iraniano, ci saranno anche gli americani. La delegazione avrà colloqui con russi, europei e cinesi, non un dialogo diretto con gli iraniani, ma è comunque la prima volta che le due parti si parlano da quando alla Casa Bianca c'è Joe Biden, o anche se in forma mediata. La questioni dei prigionieri però non sarà sul tavolo: l'amministrazione Biden ha già chiarito in passato che intende tenerla separata dai negoziati sul nucleare.
Ieri del caso Namazi ha parlato il segretario di Stato, Antony Blinken: "2.000 giorni fa, l'Iran ha arrestato Siamak Namazi perché cittadino statunitense. Quando suo padre, Baquer, è volato in Iran per liberarlo, è stato imprigionato e ora gli è impedito di andarsene. Tutti gli ostaggi statunitensi e i detenuti illegittimi devono essere rilasciati e riuniti con i loro cari. #FreetheNamazis", ha scritto sul suo profilo Twitter.
Venerdì sulla questione era intervenuto anche Robert Malley, l'inviato speciale Usa per l'Iran che probabilmente guiderà la delegazione a Vienna. "Abbiamo detenuti americani ingiustamente detenuti in Iran. Non possiamo dimenticarli. E qualunque cosa accada dal lato nucleare, che ci riesca o meno, il nostro obiettivo sarà riportarli a casa".
In Iran ci sono almeno 12 cittadini con doppia nazionalità in carcere con accuse che vanno dalla propaganda contro lo Stato alla minaccia alla sicurezza nazionale. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano da tempo quella che definiscono la "politica degli ostaggi", che usa le detenzioni di cittadini dual national per scambiarle come pedine nelle trattative politiche con altri Stati, come sta succedendo nel caso della anglo-iraniana Nazanin Zaghari-Ratcliff, in carcere in Iran dal 2016. Nazanin Zaghari-Ratcliffe è finita in mezzo a una questione intricata che riguarda un debito storico di 400 milioni di sterline del Regno Unito con l'Iran. "È ampiamente chiaro che Zaghari-Ratcliffe e altri cittadini con doppia cittadinanza britannico-iraniana che sono stati incarcerati in Iran sono tenuti in ostaggio fino a quando il Regno Unito non ripaga il debito derivante dalla vendita di armi allo scià dell'Iran a metà degli anni 70", ha scritto di recente il quotidiano britannico The Guardian.











