di Marta Allevato
agi.it, 3 marzo 2026
Appello ai governi di tutto il mondo da parte della ong Chri per la loro liberazione. Al quarto giorno di guerra in Iran è allarme per la situazione dei prigionieri politici e dei detenuti in Iran, dove a ogni momento di crisi corrisponde un inasprimento della repressione interna. Il Centro per i Diritti umani in Iran (Chri), Ong indipendente con base a New York, ha lanciato un appello con cui chiede “ai governi di tutto il mondo e alle organizzazioni internazionali di utilizzare urgentemente ogni canale diplomatico e politico disponibile per fare pressione sulle autorità iraniane, affinché rilascino tutti i prigionieri politici e i detenuti e garantiscano che non vengano effettuate esecuzioni durante questo periodo di conflitto”, si legge nell’appello del Chri.
“Nella situazione attuale, i prigionieri politici e i detenuti comuni sono i più vulnerabili in Iran”, avverte in una lettera aperta Atena Daemi, ex prigioniera politica ed ex compagna di cella della premio Nobel Narges Mohammadi. “Da un lato, c’è il rischio che i prigionieri diventino bersagli di vendetta da parte dei vertici del regime, sopravvissuti ai raid e dall’altro, le prigioni potrebbero diventare obiettivo degli attacchi da parte di Israele e degli Stati Uniti, come nella guerra di giugno”, si legge nella lettera dell’attivista.
I prigionieri rimangono in gran parte all’oscuro degli sviluppi militari sul campo, fa notare la Ong Chri ricordando che “durante la guerra dei 12 giorni, quando il carcere di Evin è stato preso di mira illegalmente dagli attacchi israeliani, le autorità non hanno provveduto a evacuare i detenuti nonostante i rischi”. Al contrario, alcuni prigionieri sono stati trasferiti con la violenza, mentre altri sono rimasti feriti e sottoposti a maltrattamenti.
“La Repubblica islamica, tradizionalmente, sfrutta l’ombra della guerra e delle crisi per commettere abusi nelle carceri e vendicarsi dei prigionieri politici”, denuncia ancora il Centro per i Diritti Umani in Iran. In un momento in cui l’accesso a informazioni indipendenti sui centri di detenzione è diventato quasi impossibile, sottolinea la Ong, aumentano i timori di esecuzioni capitali e di torture in particolare nei confronti di coloro che sono detenuti con accuse di matrice politica. L’attivista Daemi, infine, sottolinea la necessità di proteggere anche i detenuti per reati comuni: “Serve che venga loro concessa la libertà condizionale, il congedo d’urgenza o il trasferimento immediato in luoghi sicuri, date le condizioni di guerra”.











