di Vincenzo Nigro
La Repubblica, 9 ottobre 2020
La ricercatrice era in gravi condizioni di salute e sarebbe stata colpita in carcere anche dal Covid.
Dopo otto anni e mezzo trascorsi in carcere per dei reati d'opinione, l'attivista iraniana per i diritti umani Narges Mohammadi è stata rilasciata dall'autorità giudiziaria. A luglio Amnesty International aveva fatto appelli pubblici per la sua liberazione, anche perché la Mohammadi è in difficili condizioni di salute e nelle carceri iraniane si è diffuso senza controllo il Coronavirus.
Narges Mohammadi era in carcere nella città nord-occidentale di Zanjan: la condanna a 10 anni le era stata comminata con l'accusa di aver "pianificato reati contro la sicurezza dello Stato", per aver diffuso "propaganda illegale" e aver gestito un "gruppo illegale". Il gruppo "illegale" sarebbe il "Centro per la Difesa dei Diritti Umani", la cui fondatrice era stata l'avvocato Premio Nobel Shirin Ebadi: la Mohammadi aveva avuto incarichi di rilevo nel Centro, diventandone il portavoce, e aveva continuato a tenerlo in piedi anche quando la Ebadi aveva lasciato il paese nel 2009, dopo la contestata rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad. Narges Mohammadi è un ingegnere ed è laureata anche in fisica; nel 2008 è stata premiata con il Premio Andrei Sacharov che viene assegnato a scienziati che si fanno notare per il loro impegno in difesa dei diritti umani.










