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di Monica Ricci Sargentini

Corriere della Sera, 7 novembre 2022

Nasrin Ghadri aveva 35 anni ed era una dottoranda di Filosofia. È morta ieri dopo essere stata aggredita durante le manifestazioni di venerdì. Un’altra donna morta per mano della polizia iraniana come accadde a Mahsa Amini, la 22enne curda uccisa dalla polizia morale a metà settembre mentre era in arresto per un velo fuori posto.

Nasrin Ghadri aveva solo 35 anni ed era una dottoranda in filosofia a Teheran. Venerdì scorso era scesa in piazza nella capitale, come ormai avviene da quasi due mesi, per gridare “Donne, vita, libertà”, lo slogan coniato dal movimento di liberazione delle donne curde e diventato il simbolo della protesta. La polizia ha reagito con il pugno di ferro attaccando i manifestanti e colpendo la ragazza alla testa con un manganello più volte. In ospedale la situazione è apparsa subito disperata e la giovane è deceduta sabato dopo essere entrata in coma. A riferirlo è Hengaw, un’associazione per i diritti umani che fa base in Norvegia e segue da vicino la situazione nel Paese islamico.

Ufficialmente, però, le autorità non hanno comunicato la causa del decesso. Nasrin è stata sepolta in fretta e furia all’alba di domenica per volere delle autorità che temevano nuove tensioni. Il padre della ragazza, poi, ha spiegato che la figlia era morta per una “malattia” o una “intossicazione”, una versione simile a quella adottata dalle autorità per il caso di Mahsa Amini. Un comportamento inaccettabile per gli abitanti di Marivan, la città di origine della donna, nel Kurdistan, che sono scesi in piazza gridando “Morte a Khamenei”, bloccando alcune strade, tirando pietre contro gli uffici governativi e bruciando. Nei video, diffusi sui social, si vedono gli agenti reagire con grande violenza sparando sui dimostranti e ferendo almeno 35 persone.

Dall’inizio delle proteste per la morte di Mahsa Amini ci sono stati più di 250 morti, tra i quali 32 bambini, e gli arrestati che superano i 12.500 secondo l’agenzia di notizie Hrana. Un bilancio drammatico che potrebbe peggiorare se, come chiesto ieri dalla stragrande maggioranza dei 290 deputati iraniani, si applicherà la legge del taglione contro i “mohareb” (nemici di Dio) cioè “coloro che hanno incitato le rivolte, tra cui alcuni politici”.