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di Luigi Ippolito

Corriere della Sera, 13 giugno 2025

E c’è chi mette bandiere britanniche alle finestre per evitare attacchi. Continuano i disordini in Irlanda del Nord, con epicentro a Ballymena: bande di incappucciati hanno dato l’assalto alle case degli stranieri, dopo l’arresto di due 14enni di origine romena per il tentato stupro di una ragazzina. È caccia agli stranieri in Irlanda del Nord: sono ormai quattro giorni che si susseguono disordini nella provincia britannica, con epicentro a Ballymena, cittadina di 30 mila abitanti a una quarantina di chilometri da Belfast. Bande di incappucciati hanno dato l’assalto alle case degli immigrati, sfasciando finestre e appiccando il fuoco, al grido di “dove sono gli stranieri?”.

Giornate di scontri che hanno visto decine di feriti e battaglie con la polizia a colpi di mattoni, molotov e cannoni ad acqua. Gli incidenti, seppure in maniera sporadica, si sono estesi anche ad altri centri, inclusa Belfast, tanto che è stato sospeso il servizio ferroviario tra il capoluogo e Derry.

A Ballymena i residenti hanno cominciato a esporre alle finestre l’Union Jack, la bandiera britannica, per segnalare la propria nazionalità (o il patriottismo) ed evitare così di essere attaccati. Nel mirino sono finiti soprattutto gli immigrati dall’Est Europa, quali cechi, slovacchi, bulgari o polacchi: la polizia ha parlato di “teppismo razzista” e la premier dell’Irlanda del Nord, la cattolica Michelle O’Neill, ha descritto gli incidenti come “puro razzismo”, col premier britannico Keir Starmer che ha condannato gli “attacchi insensati”, mentre invece ha sollevato polemiche l’uscita del deputato protestante locale, che ha addossato la responsabilità ultima alla “immigrazione incontrollata”.

Tutto è cominciato lunedì dopo l’arresto di due 14enni di origine romena (probabilmente rom) accusati di tentato stupro ai danni di una ragazzina: una pacifica marcia di protesta è presto degenerata in violenza. I residenti locali lamentano di essere diventati ormai una “discarica” di immigrati e richiedenti asilo, e imputano agli stranieri (soprattutto rom, molto presenti nella zona) l’aumento di criminalità e insicurezza. Il quartiere di Ballymena dove sono scoppiati gli incidenti ha ormai una maggioranza di residenti stranieri, la metà dei quali si identifica come rom.

La cittadina stessa è invece tradizionalmente bianca, working class e protestante: proprio quei perdenti e dimenticati, finiti in fondo alla scala socio-economica, che si sentono per di più traditi in un’Irlanda del Nord ormai guidata dai cattolici eredi dell’Ira (tra i fautori dei disordini, non a caso, sono stati segnalati legami con le formazioni paramilitari protestanti). L’area ha subìto negli ultimi anni una rapida deindustrializzazione, che ha visto la chiusura di molte fabbriche che davano lavoro alla gente del posto e quelle rimaste ricorrere a manodopera straniera a basso costo. Sconvolgimenti che hanno generato un rancore profondo che si sfoga contro gli stranieri.

Sembra ormai una costante nelle isole britanniche. Qualcosa di simile era accaduto alla fine del 2023, a Dublino, quando l’accoltellamento di tre bambini di una scuola elementare da parte di un immigrato aveva scatenato violente proteste xenofobe che avevano messo a ferro e fuoco il centro della capitale irlandese: dal fondo di un Paese che si era sempre presentato come aperto e accogliente era emerso un magma di risentimento nei confronti dei rapidi cambiamenti demografici degli ultimi anni.

Peggio ancora, nell’estate scorsa, numerose città dell’Inghilterra del Nord erano state sconvolte da disordini etnici seguiti alla barbara uccisione a Southport di tre bambine da parte di un giovane di origini ruandesi: una tragedia che aveva fatto da innesco al disagio sociale di regioni lasciate ai margini dello sviluppo economico e che, dalla Brexit in poi, hanno visto inascoltate le loro grida di protesta. Se la violenza, specialmente quella con motivazioni razziali, resta indifendibile, questo non vuol dire che la frustrazione che la sta generando non sia reale.