di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 28 gennaio 2015
Al carcere dì Padova non c'era stata nessuna grande rivolta e nessuno ha inneggiato ad Allah e all'Isis. Alla fine la verità è arrivata a galla perché a smentire la ricostruzione fatta dal Sappe - il sindacato di polizia che aveva denunciato una rissa di una trentina di detenuti che inneggiavano al fondamentalismo islamico - è stato il provveditore regionale del Dap (Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria), Enrico Sbriglia: "L'episodio risale alle 17.50 di giovedì - ricostruisce il provveditore - nel quarto blocco, un'area del quarto piano.
I detenuti direttamente coinvolti che sono stati successivamente denunciati e trasferiti in altri carceri sono 4, un pugliese e tre romeni. Uno di questi ultimi ha usato un rasoio per provocarsi dei tagli superficiali. Come spesso accade in questi casi, si crea un assembramento di detenuti, ma solo in quattro sono stati ritenuti parte attiva nella protesta. Odoravano di alcol - continua Sbriglia - sostanza che nell'istituto non entra, ma che i detenuti hanno ricavato dalla distillazione artigianale, con alambicchi di fortuna, della frutta fatta macerare sulle pentole a disposizione in cella, dove viene loro consentito di prepararsi i pasti. Distruggendo un tavolino in legno hanno poi usato le gambe contro gli agenti, due dei quali rimasti feriti, rompendo anche due vetri semi blindati. Uno dei quattro detenuti, una volta in ospedale dove era stato portato per essere medicato - conclude il dirigente - ha tentato di afferrare per il collo un medico donna, venendo bloccato in tempo utile dalle guardie penitenziarie".
La redazione di Ristretti ha effettuato un'indagine interna e hanno chiesto spiegazioni ai detenuti del quarto piano dove sarebbe avvenuta la "rivolta". Stando al racconto, alla mattina c'era stata una perquisizione nelle celle del quarto piano, e in una cella un agente aveva trovato un secchio di frutta marcia. L'agente aveva accusato i detenuti di voler distillare la frutta per produrre grappa. Di fronte alla sua intenzione di fare rapporto, ne era nata una discussione con due detenuti, uno italiano e uno romeno, che cercavano di sminuire la gravità del fatto. Alla fine l'agente aveva scritto il rapporto e i due ormai aspettavano l'immancabile sanzione disciplinare.
Nello stesso reparto, alla sera, un detenuto si era sentito male, pare si fosse tagliato, e si era accasciato per terra. Altri suoi compagni avevano chiamato in cerca di aiuto, ma i soccorsi non sarebbero arrivati. I due detenuti puniti alla mattina, carichi anche di rabbia per la punizione, insieme ad altri si erano affacciati al cancello del reparto e avevano iniziato a urlare contro quella che secondo loro era una inerzia voluta dell'agente di turno.
A quel punto l'agente aveva chiamato i rinforzi poiché, vista la rabbia dei detenuti, non se la sentiva di entrare in reparto. Poco dopo era arrivata una squadra di agenti. Dopo aver portato via la persona che stava male, gli agenti avevano ordinato ai detenuti di rientrare nelle celle, ma alcuni di loro si erano rifiutati chiedendo di parlare con il comandante. Temendo qualche azione di forza, qualcuno aveva rotto un tavolo e teneva una gamba in mano come arma.
Ma alla fine i detenuti si erano convinti a rientrare nelle proprie celle. Poi i racconti parlavano di rappresaglie nei confronti dei due detenuti più violenti, ma l'azione collettiva dei detenuti in realtà si era conclusa. L'allarmismo però sta creando enormi danni. L'Italia dei Valori e Lega Nord hanno presentato due distinte interrogazioni parlamentari sul tema ai ministri Orlando e Alfano, il sindaco leghista di Padova chiede fermezza contro gli inesistenti fondamentalisti islamici presenti nel carcere di Padova e gli stessi sindacati di polizia chiedono di far rimanere più a lungo i detenuti nelle celle. Ricordiamo che al carcere "Due Palazzi" di Padova, le celle rimangono aperte dalle 8 alle 20 e all'interno della sezione detentiva i reclusi sono liberi di muoversi e incontrarsi. Un metodo di umanizzazione che con il tempo è risultato utile per gli stessi detenuti: diventano più responsabili ed escono dal carcere meno arrabbiati.











