di Marika Ikonomu
Il Domani, 20 maggio 2026
Il carcere è sull’orlo di un baratro. Lo hanno denunciato in una lettera i detenuti e redattori di Radio Rebibbia / Jailhouse Rock. Un baratro di cui non si può parlare, dentro cui non si può protestare e che, per chi è fuori, è sempre più complicato da vedere. Chiedono di non voltarsi dall’altra parte, di incalzare e non dare “tregua ai ministri che decidono le nostre sorti. Prima del disastro”. Lo chiedono soprattutto a chi ha quel potere di ispezione: i parlamentari, non a “quelli che vengono a Rebibbia a stringere la mano ai detenuti eccellenti, parlano con i vertici e se ne vanno”, ma a quelli “con senso democratico e un minimo di umanità”.
Quello che ritrae il XXII rapporto di Antigone, frutto di 102 visite in tutta Italia, è anche il risultato di quasi quattro anni di governo Meloni che ha prodotto un “ordinamento in perenne stato di espansione punitiva” e “un’architettura repressiva” che “non ha eguali nella storia recente”. Dall’inizio della legislatura si contano oltre 55 nuovi reati, più di 60 nuove aggravanti, a cui si aggiungono oltre 65 inasprimenti sanzionatori per fattispecie già esistenti. Sommati sono oltre 400 anni di reclusione. È uno dei motivi del grave sovraffollamento degli istituti. Non c’è un aumento di ingressi in carcere, non un maggiore tasso di criminalità, né un aumento del numero degli omicidi (che sono in calo). Le presenze continuano a crescere proprio perché le pene sono sempre più lunghe e le misure alternative sempre meno accessibili. A fine 2025, scrive Antigone, erano quasi 25mila le persone che avrebbero potuto accedere a misure alternative. Numeri che potrebbero sgravare un sistema ormai al collasso.
“Una domanda da Rebibbia: e voi, come state?” Sovraffollamento Al 30 aprile 2026 le persone detenute in Italia erano 64.436 a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 e di 46.318 posti realmente disponibili. Da gennaio 2025, si legge nel rapporto, quando il governo ha lanciato il “piano carceri” i posti sono addirittura diminuiti di 537 unità. Il sovraffollamento rimane l’emergenza, che ormai si è fatta sistema. Sono solo 22 gli istituti che non hanno raggiunto la capienza massima, ormai 73 quelli che hanno superato un tasso di affollamento del 150 per cento. E otto quelli in cui è stato superato il 200 per cento: primo tra tutti Lucca, con il 240, Foggia (225), Milano San Vittore (210).
Il tasso nazionale di affollamento reale medio è del 139,1 per cento. E in un anno è anche raddoppiato il numero di bambini innocenti in carcere con le madri, da undici sono passati a 26. Non è la costruzione di nuovi penitenziari la soluzione, ricorda Antigone, come invece vuole il governo. A ogni modo, il Commissario straordinario nominato dall’esecutivo avrebbe dovuto, con i ministeri di Giustizia e Trasporti, garantire nel triennio 2025-2027 10.900 posti in più, con una spesa di 1,3 miliardi. Ma il piano è già stato rivisto: “Diverse le riduzioni intervenute e i posti della cui realizzazione non si hanno notizie”.
Sono invece aumentati i ricorsi accolti dalla magistratura di sorveglianza per trattamenti inumani e degradanti. Se la storica sentenza Torreggiani del 2013, con cui la Corte Edu aveva condannato l’Italia per il sovraffollamento carcerario e riconosciuto i 3 metri quadri come spazio minimo vitale per persona, era nata da 4mila ricorsi presentati, tra il 2018 e il 2024 i ricorsi accolti sono stati oltre 30mila. Il carcere è un’architettura di controllo in cui i corpi dei detenuti spariscono Tutto chiuso Da quelle celle sovraffollate e malmesse i detenuti e le detenute riescono a uscire sempre meno. Il mondo penitenziario, con una serie di circolari, è stato sempre più chiuso al mondo esterno, che fa sempre più fatica a entrare (ci sono esempi di tante iniziative vietate o limitate). E al suo interno, con oltre il 60 per cento di detenuti che trascorre la quasi totalità della giornata dietro le sbarre della propria cella.
“Sempre più murato” chi si trova nell’alta sicurezza. Dal 2022 a oggi è triplicato il numero di persone soggette a un regime di vita chiuso in spazi insalubri: in 23 istituti visitati da Antigone “si cucina nello stesso ambiente in cui si trova il wc, in 47 ci sono celle senza acqua calda, in 53 le celle sono senza doccia”. Il governo che si è raccontato come il più garantista sta via via ponendo il sistema di fronte “a una minaccia che ne prefigura uno stravolgimento identitario”. Il rischio è tangibile ed è contenuto in una recente bozza di decreto ministeriale che “propone una radicale ristrutturazione dell’amministrazione penitenziaria”, affidando le nuove direzioni generali in via esclusiva al Corpo di polizia penitenziaria. Un tentativo di creare due poteri paralleli, riducendo “il carcere a mero luogo di custodia e contenimento”.
La detenzione non è gratis e in carcere il lavoro è pochissimo: “Un sistema repressivo e frustrante” Insicurezza Chiusura, sovraffollamento e isolamento producono tensioni e violenza: sono aumentate le aggressioni verso la polizia penitenziaria, un detenuto su cinque compie atti di autolesionismo e continua a essere tragico il numero dei suicidi: 82 nel 2025 e già 24 nel 2026. Tutto ciò, rileva Antigone, produce solo più insicurezza. Lo dimostra la recidiva (quasi al 60 per cento) con un costo socio-economico molto alto. Di fronte alle condizioni denunciate chi è recluso non può nemmeno agire la disobbedienza non violenta, punita dal nuovo reato di rivolta, per cui sono già stata avviati procedimenti in almeno cinque istituti.
“Ci hanno tolto il diritto di parlare, dandoci come regalo un infiltrato, che fingerà di essere un detenuto”, denunciano i detenuti nella lettera. Per Antigone, serve “un piano Marshall per le carceri” in quindici punti. Tra questi: riaprire i penitenziari, ridurre l’isolamento, investire nel lavoro professionalizzante (oggi meno del 30 per cento lavora) e nella formazione. Mentre le politiche del governo reprimono, riducono a meri corpi da contenere, producono violenza e creano insicurezza. Così lo Stato cancella la rieducazione per i detenuti all’Alta Sicurezza.











