La Repubblica, 12 marzo 2023
Nella sola Tel Aviv i partecipanti sarebbero oltre 200mila. Applausi per il comandante di polizia Amichai Eshed, presente al corteo. Il ministro della Sicurezza nazionale Ben Gvir ha cercato di rimuoverlo dal suo incarico per non aver ostacolato le proteste. Per la decima settimana migliaia di manifestanti sono scesi in piazza contro la riforma giudiziaria del governo di Benjamin Netanyahu. Gli organizzatori parlano di oltre mezzo milione di persone - “mai così tante nella storia del Paese” - che si sono radunate in 95 luoghi di Israele.
Solo a Tel Aviv sarebbero circa 250mila: qui, secondo The Times of Israel, alcuni manifestanti hanno applaudito il comandante di polizia Amichai Eshed, presente al corteo, dopo che il ministro della Sicurezza nazionale, Ben Gvir, ha cercato di rimuoverlo dal suo incarico per non aver ostacolato le manifestazioni.
Cortei anche a Haifa, nel nord del Paese, con oltre 50mila partecipanti. Come sempre gli slogan più gridati nelle manifestazioni sono stati “democrazia” e “vergogna” indirizzato al governo.
Gli organizzatori hanno già preannunciato una nuova protesta nazionale - “Giorno di resistenza crescente” - per giovedì prossimo quando il premier Benjamin Netanyahu dovrebbe partire per Berlino. L’intenzione è quella di replicare quanto accaduto giovedì scorso quando il primo ministro è volato a Roma per l’incontro con Giorgia Meloni.
“Questa è una delle settimane più critiche nella salvaguardia della democrazia israeliana”, hanno detto gli organizzatori delle proteste riferendosi al fatto che il governo - nonostante tutti gli appelli al confronto, in particolare del presidente Isaac Herzog - intende accelerare alla Knesset l’approvazione della riforma e la limitazione dei poteri della Corte Suprema.
Il capo dell’opposizione Yair Lapid nei giorni scorsi ha lanciato l’idea che la Dichiarazione di Indipendenza di Israele del 1948 diventi l’articolo 1 di una Carta costituzionale che manca nel Paese. Il capo della polizia Kobi Shabtai ha ammesso pubblicamente di aver “fatto un errore” a rimuovere il comandante di Tel Aviv, Amichai Eshed, accusato dal ministro della Sicurezza, Ben Gvir, di essere troppo tenero con i dimostranti. “Mi sono sbagliato, ho fatto un errore nel valutare il tempo e il modo della decisione”, ha detto il capo della polizia esprimendo il suo sostegno alla “decisione della procuratrice generale” che ha congelato la scelta mettendone in dubbio la legalità.
Da parte sua l’esponente del governo di estrema destra, ha accusato Shabtai di essere stato influenzato “dalla sinistra radicale” per le dichiarazioni rilasciate oggi. “So che il capo della polizia è sottoposto a severe pressioni da parte della sinistra radicale - ha detto - c’è una politica del governo israeliano ed il capo della polizia deve rispettare la politica del ministro”.











