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di Benedetta Perilli

La Repubblica, 8 settembre 2025

La sentenza dopo i morti per fame nelle prigioni. Ben Gvir: “Difendete i terroristi”. Con una sentenza destinata a infiammare il conflitto già acceso tra giustizia e governo Netanyahu, l’Alta Corte di Israele ha stabilito che lo Stato non sta rispettando gli obblighi di nutrire adeguatamente i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e lo ha esortato a adottare misure immediate per “garantire la loro sussistenza”. Due voti contro uno, che ieri hanno segnato il dibattito nazionale e scatenato la reazione del ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir: “I nostri ostaggi a Gaza non hanno un’Alta Corte a difenderli. I terroristi assassini di Hamas e gli abominevoli stupratori hanno, con nostra vergogna, l’Alta Corte a proteggerli”, ha accusato il politico di estrema destra assicurando che continuerà a fornire ai detenuti “le più minime condizioni previste dalla legge”.

La decisione arriva in seguito alla petizione dell’Associazione per i Diritti Civili in Israele e dell’organizzazione Gisha contro Ben Gvir e il Servizio penitenziario israeliano, accusati di aver ridotto il cibo ai prigionieri fino a fino a condurli alla morte. Come nel caso del 17enne Waleed Ahmad, cisgiordano, morto di stenti nella prigione israeliana di Megiddo lo scorso marzo e al centro di un braccio di ferro tra autorità e famiglia che chiede il rilascio della salma per permettere di verificare le cause della morte che, secondo una prima autopsia, sarebbero riconducibili a uno stato grave di malnutrizione.

La giornata è stata segnata anche dal lancio di un drone Houthi sull’aeroporto internazionale Ramon, nei pressi della località turistica israeliana di Eliat, caduto sul terminal passeggeri dove un uomo è rimasto ferito. Il drone dei ribelli yemeneti, che sono sospettati anche di aver tranciato alcuni cavi che passano nel Mar Rosso interrompendo l’accesso a Internet in molte aree del Medio Oriente, arriva pochi giorni dopo che raid israeliani sulla capitale yemenita Sanaa, hanno ucciso il primo ministro Houthi e altri membri del suo governo. In una grave escalation del conflitto, che dura da quasi due anni, tra Israele e il gruppo armato filo-iraniano.

Nella Striscia per il terzo giorno consecutivo le Forze di difesa israeliane hanno abbattuto una torre residenziale a Gaza City, dopo averne ordinato l’evacuazione. Secondo l’Idf il grattacielo al-Ruya era utilizzato da Hamas come punto di osservazione per monitorare la posizione delle truppe israeliane. Nel quartiere di Zeitoun l’esercito ha inoltre demolito un tunnel di Hamas lungo centinaia di metri. “Stiamo distruggendo le infrastrutture terroristiche, stiamo demolendo le torri del terrore”, ha commentato Benjamin Netanyahu anche se, per il quotidiano Yedioth Ahronot, il premier starebbe pensando a un nuovo nome per l’operazione “Carri di Gedeone II” per renderla più “attraente” agli occhi degli israeliani che chiedono a gran voce di interromperla e riportare a casa gli ostaggi.

Per la Protezione civile di Gaza a essere colpite non sono state solo le torri, ma almeno cinquanta edifici residenziali, mentre altri 100 sono stati danneggiati e almeno 200 tende distrutte, tra queste anche un riparo di sfollati nei pressi dell’ospedale al-Wafa dove sarebbero morti 21 palestinesi e una scuola-rifugio dove le vittime sarebbero almeno 8. A questi si aggiungono altre cinque persone morte di fame, che portano il totale dei deceduti per carestia dall’inizio della guerra a 387.

Prosegue intanto il difficile percorso della diplomazia: il presidente Usa Donald Trump ha inviato ad Hamas una nuova proposta che prevede il rilascio di tutti gli ostaggi in cambio di prigionieri palestinesi, la fine dell’operazione a Gaza City e l’avvio dei negoziati per terminare il conflitto. “Hamas accetti o ci saranno conseguenze. È il mio ultimo avvertimento”, ha commentato. Secondo fonti vicine a Netanyahu “Israele sta prendendo in seria considerazione la proposta di Trump”.