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di Gennaro Grimolizzi

Il Dubbio, 13 maggio 2026

Il Parlamento israeliano ha approvato con 93 voti a favore e nessun voto contrario la legge che istituisce a Gerusalemme un tribunale militare speciale per giudicare i responsabili degli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023. La proposta di legge è stata presentata dal deputato Simcha Rothman del partito della coalizione di governo, “Sionismo religioso”, e dalla deputata di opposizione Yulia Malinovsky del partito “Yisrael Beytenu”. Il tribunale speciale dovrà processare circa 300 presunti terroristi, ora in carcere, arrestati dalle forze di sicurezza israeliane durante gli attacchi del 2023 che provocarono la morte di circa 1.200 persone. L’organismo giudiziario appena istituito avrà un ampio margine di manovra, in quanto potrà perseguire i soggetti accusati di una serie di reati, come il genocidio, il “danneggiamento della sovranità israeliana”, l’“istigazione alla guerra”, l’“assistenza al nemico in tempo di guerra” e i crimini rientranti nella legge israeliana del 2016 per il contrasto al terrorismo. La novità principale riguarda i casi di genocidio per i quali è prevista la pena di morte. Ai giudici del tribunale speciale, secondo i legislatori israeliani, verrà richiesta precisione nella ricostruzione dei fatti, senza tralasciare la trasparenza. Per questo i processi saranno aperti al pubblico e saranno trasmessi su un portale dedicato.

Nella relazione che ha accompagnato il disegno di legge si evidenzia che “la portata e la gravità senza precedenti delle atrocità del 7 ottobre 2023 rappresentano una sfida inaudita per il sistema giudiziario israeliano”. “L’indagine sugli eventi - è scritto nel documento - è eccezionalmente complessa e di portata straordinaria, a causa dell’elevato numero di scene del crimine, dell’alto numero di sospettati e vittime e delle modalità di raccolta delle prove, soprattutto in tempo di guerra”.

La parlamentare di opposizione Malinovsky, firmataria del disegno di legge sui crimini contro il popolo ebraico, ha fatto un riferimento storico. Ha rilevato che la linea dura contro i terroristi del 7 ottobre gode di un ampio consenso in Israele e che il tribunale speciale darà vita ad un “processo Eichmann moderno”. Il criminale nazista Adolf Eichmann fu processato e giustiziato in Israele nel 1962, dopo essere stato catturato in Argentina. Il nuovo tribunale dovrebbe essere composto da 15 giudici con esperienza equiparabile a quella dei giudici della Corte Suprema. Il curriculum - potranno essere selezionati pure giuristi internazionali - sarà sottoposto al vaglio del ministro della Giustizia di concerto con il ministro degli Esteri. Ogni singolo caso verrebbe esaminato da tre giudici, di cui uno distrettuale in pensione, mentre un collegio di cinque giudici si dovrebbe occupare dei procedimenti che coinvolgono più imputati. I processi saranno organizzati per area geografica. Ai condannati è riconosciuto il diritto automatico all’appello, con il coinvolgimento di un giudice in pensione della Corte suprema chiamato a presiedere il collegio del secondo grado di giudizio. I quindici giudici saranno coinvolti per esaminare gli appelli.

L’operatività del tribunale speciale militare non è però immediata, dato che i ministeri della Difesa e delle Finanze saranno chiamati a trovare una intesa sui costi da sostenere per l’istituzione e il funzionamento della corte. Si tratta di un tema di non poco conto, già preso in considerazione durante il dibattito sul disegno di legge presso la Commissione per la Costituzione, la Legge e la Giustizia della Knesset.

Il ministro della Giustizia israeliano, Yariv Levin, ha definito l’approvazione della legge “uno dei momenti più importanti dell’attuale Knesset”. “Si percepisce - ha commentato Levin - che stiamo facendo la cosa giusta, trovando un modo per unirci in questo momento, anche se siamo alla vigilia delle elezioni e nonostante tutti i disaccordi esistenti”. Secondo Simcha Rothman, “si tratta di un quadro storico volto a rendere giustizia e a processare i terroristi che hanno perpetrato il peggior massacro nella storia dello Stato d’Israele”. La parlamentare Malinovsky ha detto che quelli che si apriranno “saranno i processi ai nazisti dei giorni nostri e passeranno alla storia”.

“Adalah”, organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani delle minoranze arabe in Israele, contesta invece la legge approvata dalla Knesset, in quanto “incompatibile con il diritto alla vita, la presunzione di innocenza, l’indipendenza della magistratura e lo Stato di diritto. “La legge -sottolinea Adalah in una nota - nega agli indagati le garanzie procedurali fondamentali essenziali per un processo equo e autorizza il tribunale a infliggere la pena di morte, una condanna che non viene eseguita in Israele dal 1962. Israele si pone in diretta opposizione alla tendenza internazionale verso l’abolizione e in violazione dei suoi obblighi vincolanti ai sensi del diritto internazionale”.