di Gianni Sartori
Ristretti Orizzonti, 29 agosto 2019
Il 26 agosto uno dei prigionieri palestinesi in sciopero della fame, Wajdi al-Awawdeh, ha concluso e firmato un accordo che confermava la sua liberazione entro il febbraio 2020. Gli altri sette prigionieri (Huzaifa Halabiya - ormai al sessantesimo giorno di digiuno, Ahmed Ghannam, Sultan Khallouf, Ismail Ali, Tareq Qaadan, Nasser al-Jada e Thaer Hamdan) continuano determinati nella loro battaglia nonviolenta contro l'iniquo, arbitrario sistema carcerario (e in particolare contro la detenzione amministrativa, ossia l'imprigionamento senza accuse e senza processo).
La sezione penitenziaria del Fplp (Fronte popolare per la Liberazione della Palestina) ha commentato dicendo che proseguirà nei suo sforzi per ottenere "un accordo in vista della loro liberazione". Comunque i prigionieri rimangono intenzionati a non desistere fino a quando le loro richieste non saranno accolte.
Nello stesso giorno, sempre il 26 agosto, a Ramallah - nella Cisgiordania occupata - venivano arrestati dai soldati israeliani nove esponenti del Fplp. L'operazione si inserisce in una più ampia, sistematica strategia di imprigionamento di esponenti della resistenza palestinese. E continua intanto lo stillicidio di giovani palestinesi che rimangono feriti, più o meno gravemente, nelle proteste del venerdì (conosciute come "Grande Marcia per il Ritorno") alla frontiera a est di Gaza. Il 23 agosto circa novemila manifestanti si erano radunati (per il 71° venerdì) inalberando bandiere palestinesi e lanciando slogan. Dalle barricate erette, avevano poi lanciato sassi e altri oggetti contro le forze israeliane che rispondevano sia con lacrimogeni, sia con fuego real. Almeno 122 palestinesi sono rimasti feriti e 50 di loro presentavano ferite da arma da fuoco. Tra i feriti, anche tre infermieri palestinesi.









