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di Ilaria Sesana

 

Avvenire, 25 marzo 2021

 

Su 190 strutture, 43 non hanno un dirigente titolare. Da anni, molte carceri italiane aspettano la nomina di un direttore titolare. All'interno di un panorama in cui gli organici di tutte le professioni che operano all'interno degli istituti di pena soffrono di una grave carenza di personale (dagli agenti di polizia, agli educatori) il corpo dei dirigenti di istituto non fa eccezione.

A febbraio 2021, secondo le stime dell'associazione Antigone, sono 147 gli istituti penitenziari per adulti hanno un direttore titolare sui 190 presenti in Italia; 31 hanno un direttore reggente, mentre per i restanti 12 non viene indicata la tipologia di incarico. Questo significa che in molti casi un direttore è a capo di due o più istituti. Sebbene si tratti, nella maggior parte dei casi di carceri di ridotte dimensioni o dislocate in territori limitrofi, "vi sono anche esempi di doppi incarichi in istituti di dimensioni maggiori, come nel caso della Casa circondariale di Cosenza e la casa di reclusione di Rossano, ospitanti più 200 persone detenute e gestite dallo stesso dirigente" scrive Antigone nel XVII rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia.

La situazione più grave è in Sardegna "dove su dieci istituti di pena, soltanto uno ha un direttore incaricato solo per quella sede" e dove il direttore del carcere di Cagliari deve gestire anche Isili (a quasi un'ora e mezza di strada dal capoluogo) e Lanusei (due ore). Per sanare questa situazione, il 5 maggio 2020 il ministero della Giustizia aveva indetto un concorso per l'assunzione di 45 nuovi dirigenti penitenziari, cui si aggiungono altri cinque posti per la direzione degli Istituti penali minorili (IPM).

Una decisione importante se si pensa che l'ultima assunzione di queste figure risale al 1997. Ma la data della prima prova scritta non è ancora stata fissata: dopo una serie di cinque rinvii - legati all'emergenza Covid-19 - il ministero aveva annunciato che le date e la sede di svolgimento della prima prova scritta sarebbero state "stabilite con successivo provvedimento a far data dal 23 marzo 2021".

Oltre ai casi in cui un solo direttore gestisce più istituti, il Sindacato dei direttori penitenziari (Si.Di.Pe) segnala con preoccupazione il fatto che alcuni dirigenti gestiscano, oltre a un carcere per adulti, anche un Istituto penale per minorenni (come avviene a Roma, Milano, Catania e Airola) o un Ufficio per l'esecuzione penale esterna. "È urgente sanare al più presto questa situazione-commenta Rosario Tortorella, segretario nazionale del Si.Di.Pe.

Quella del direttore è una figura indispensabile, perché ha il compito di contemperare le esigenze di sicurezza con quelle trattamentali. L'insufficienza numerica dei dirigenti determina uno sbilanciamento verso la sicurezza". La carenza di queste figure professionali coincide poi con un periodo in cui il numero di detenuti (53.697 al 28 febbraio 2021) è superiore rispetto ai 50mila posti disponibili. "Il direttore ha un ruolo chiave nel garantire il senso costituzionale della pena, rappresenta il punto di equilibrio tra istanze di sicurezza e istanze di risocializzazione.

Negli istituti dove manca un direttore di ruolo è più facile che ci siano malfunzionamenti, da cui possono derivare anche episodi gravi come violenze, maltrattamenti e abusi- sottolinea Claudio Paterniti di Antigone È chiaro che quando deve dividersi tra istituti molto diversi e magari distanti l'uno dall'altro, il lavoro è più difficile".