di Nello Scavo
Avvenire, 29 ottobre 2019
Il fronte che vuole modifiche all'accordo entro il 2 novembre. E a Tripoli Bija, nonostante le accuse, viene confermato capo della Guardia costiera. Il noto trafficante di esseri umani, sanzionato dalle Nazioni Unite, è stato nominato Capo delle Guardia costiera di Zawyah. Chi ha preso questa decisione? Chi ne è responsabile?".
La denuncia è di Vincent Cochtel, inviato speciale dell'Acnur per il Mediterraneo centrale. Solo sabato il ministero dell'Interno libico aveva promesso che sarebbe stato eseguito il mandato di cattura contro Abdurhaman al Milad, detto Bija. Ma ora Cochtel segnala non solo l'ennesima farsa libica (Bija contemporaneamente ricercato e promosso a capo dei guardacoste nell'area a Ovest di Tripoli) ma punta il dito sul riciclaggio di denaro sporco, con i trafficanti che "re-iniettano i proventi delle loro attività criminali in "affari legali", scrive Cochtel alludendo anche al business nella sanità dei fratelli fratelli Koshlaf, a capo della milizia al Nasr a cui appartiene Bija.
Se perdurasse il silenzio del governo, intanto, il prossimo 2 novembre scatterà la proroga automatica del Memorandum d'intesa tra Italia e Libia, siglato nel febbraio del 2017. In base all'accordo (e se non ci saranno modifiche) l'Italia continuerà a sostenere la cosiddetta Guardia Costiera libica e i campi di prigionia. Una posizione, quella del nostro governo, fortemente criticata dalle organizzazioni umanitarie.
Il Tavolo Asilo, composto dalle principali organizzazioni italiane, domani lancerà un appello al governo italiano e in particolare al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per chiedere di non rinnovare l'accordo. Amnesty International ricorda che se verrà rinnovato automaticamente, resterà in vigore altri tre anni. Molto critica anche Intersos, che ha ribadito la posizione espressa nei giorni scorsi ad Avvenire.
"Come organizzazione umanitaria operativa a Tripoli e nel Sud della Libia con programmi di aiuto e protezione per i minori - si legge in una nota - chiediamo con forza che il governo italiano annulli il Memorandum del 2017 e i precedenti accordi con il Governo libico e che, fatti salvi gli interventi di natura umanitaria, non vengano rifinanziati quelli di supporto alle autorità libiche nella gestione e controllo dei flussi migratori".
Analoghe richieste arrivano da esponenti politici, soprattutto della maggioranza. Per Rossella Muroni (Leu) "se non vogliamo essere complici di violazioni di diritti umani e crimini contro l'umanità, l'Italia deve revocare l'accordo". Chiede che "sia fatta chiarezza fino in fondo" anche Nicola Fratoianni. Per l'esponente di Sinistra italiana "Il governo dovrà agire su questo fronte, con trasparenza e senza ambiguità. Questa vicenda rafforza la necessità e il dovere morale - conclude - che gli accordi con la Libia non siano rinnovati dall'Italia".
Il senatore Pd Francesco Verducci, ribadisce che "il Memorandum firmato con la Libia non può essere tacitamente rinnovato. Dovrà essere il Parlamento a discuterne e a decidere. Quel che è emerso sui "campi-lager" libici e sulla complicità di frange della cosiddetta Guardia costiera libica impone all'Italia di revocare quegli accordi".
"A cos'altro dobbiamo assistere - si domanda Emma Bonino (+Europa) - per fermare questa scellerata collaborazione che ha reso l'Italia colpevole di violazioni gravissime e complice delle più efferate violenze nei confronti di decine di migliaia di persone nelle mani di uomini spietati?"










