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di Edoardo Izzo

La Stampa, 13 aprile 2022

Report del Dipartimento di Stato USA. Promossa o quasi sul rispetto dei diritti umani (“Il governo ha identificato, indagato, perseguito e punito i funzionari che hanno commesso violazioni dei diritti umani. A volte ha implementato in modo efficace leggi contro la corruzione ufficiale”); bocciata o quasi sul funzionamento di un sistema giudiziario la cui lentezza è stata “criticata” dalle istituzioni nazionali ed europee e che la pandemia di Covid-19 ha portato all’estremo. Sono questi alcuni dei punti principali del capitolo dedicato all’Italia nel Report del Dipartimento di Stato americano sul rispetto dei diritti nel mondo. Di seguito i dati principali.

Rispetto dell’integrità della persona. Sul tema del rispetto dell’integrità della persona il Rapporto cita a titolo d’esempio alcuni casi di spicco delle cronache degli ultimi anni: dall’incriminazione per arresti illegittimi e torture di 11 carabinieri di Piacenza a quella del direttore e capo delle guardie carcerarie del carcere di Torino, per aver favorito il maltrattamento dei detenuti alla vicenda vergognosa delle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere su un gruppo di detenuti che nel 2020 protestava per le misure anti-Covid nel periodo più buio della pandemia.

Carceri. Il Report parla di “condizioni complessivamente soddisfacenti gli standard internazionali” ma poi parla esplicitamente di “alcune carceri sovraffollate e antiquate” e cita alcune delle drammatiche denunce dell’Associazione Antigone e della ONG Ristretti Orizzonti: detenuti in attesa di giudizio mischiati ai già condannati con sentenza definitiva; carceri come quelli di Taranto, Brescia, Lodi e Lucca che superano il 180 per cento della capacità; celle senza acqua calda; mancanza d’accesso all’attività fisica che sfocia in casi di autolesionismo e così via. Un mix di sovraffollamento e mancanza di servizi che hanno causato diversi morti, tra cui 35 casi di suicidio. Insufficiente sotto tutti i punti di vista anche l’accesso all’assistenza sanitaria, con impossibilità di applicare le misure anti-Covid. Innumerevoli, infine, le denunce di maltrattamenti, censite anche in un rapporto del gennaio 2020 del Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa.

Arresti e detenzione. Procedure generalmente rispettate, ma il tasto dolente restano il continuo rischio di superamento dei termini per la detenzione preventiva (per legge da 2 a 6 anni) e i ritardi dei processi. Sintomi di malessere del sistema giudiziario che secondo analisti e magistrati indipendenti dipendono in gran parte dal gran numero di reati legati al mondo della droga e dell’immigrazione, all’elevato numero di detenuti stranieri, all’insufficiente digitalizzazione degli atti processuali e alla stessa carenza di risorse, compresi magistrati e il personale amministrativo.

Indipendenza della magistratura. “Generalmente rispettata dal Governo”, annota il Rapporto che fa riferimento solo a “segnalazioni isolate secondo cui la corruzione giudiziaria e le indagini politicamente motivate da parte dei magistrati hanno ostacolato la giustizia”.

Equo processo. La costituzione prevede il diritto a un processo equo e pubblico e una magistratura indipendente in genere ha fatto valere questo diritto. Ma la legge nella realtà non è uguale per tutti: “I detenuti stranieri - annota il Rapporto - non sono stati in grado di accedere tempestivamente ai necessari servizi di interpretazione o traduzione”. Di più: “Il ministero della Giustizia ha riferito che il periodo tra un’accusa penale e l’inizio del processo è stato in media di 478 giorni. Inoltre, sono trascorsi in media 1.038 giorni prima che un caso arrivasse alla corte d’appello dal momento dell’incriminazione iniziale”. I ritardi del sistema si traducono poi in nuove ingiustizie: “Gli imputati a volte hanno approfittato dei ritardi per superare i termini di prescrizione, il che ha consentito loro di evitare una sentenza di colpevolezza al processo, o di essere scarcerati in attesa di un appello da parte dell’ufficio del pubblico ministero. Nel 2019 il Ministero della Giustizia ha denunciato la prescrizione applicata a 113.524 casi”, annota il Rapporto, che tuttavia dà conto della riforma dell’ottobre 2021 che ha previsto una prescrizione di due anni per le cause in appello e di un anno per le cause che arrivano in Cassazione.

Libertà di stampa. Diritto rispettato. Nella casistica segnalata dal Report si sottolinea che “le sanzioni penali per diffamazione sono state eseguite di rado, ma il 21 aprile un giudice di Roma ha condannato un ex redattore e giornalista del quotidiano La Repubblica a pagare 50.000 euro all’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini come compenso per un articolo relativo a una cancellazione viaggio in Israele”. In risalto la “crescente ostilità nei confronti dei giornalisti, principalmente a causa delle minacce affiliate alla criminalità organizzata” e le molestie ai giornalisti da parte di “attivisti neofascisti” e le molestie sulle piattaforme dei social media “da parte di attivisti privati ​​​​e politici”, in aumento nel 2020 per un totale di 123 casi di intimidazione censiti dalla polizia nei primi 7 mesi dell’anno. La Federazione nazionale della stampa italiana ha inoltre segnalato 110 casi di minacce rivolte a giornalisti tra gennaio e giugno, di cui 18 da parte di bande criminali organizzate e 36 da organizzazioni politiche estremiste.

Rifugiati. Il Rapporto riconosce che il Governo ha collaborato con l’UNHCR e altre organizzazioni internazionali e umanitarie nel fornire protezione e assistenza ai rifugiati, ai richiedenti asilo e ad altre persone preoccupanti, per un totale di 63.062 migranti irregolari marittimi accolti in Italia paese, rispetto ai 32.919 del 2020. Ma riporta anche le osservazioni di ONG e osservatori indipendenti sulle “difficoltà nelle procedure di asilo, comprese incoerenze nell’applicazione degli standard nei centri di accoglienza e tassi di rinvio insufficienti delle vittime della tratta e dei minori non accompagnati a servizi adeguati”. Sotto la lente anche le accuse rivolte al Governo per gli accordi stretti con la guardia costiera libica; le denunce per lo sfruttamento lavorativo, compreso il traffico di manodopera, dei richiedenti asilo, in particolare nei settori agricolo e dei servizi; lo sfruttamento sessuale, compreso il traffico sessuale dei minori migranti non accompagnati. “L’elevata disoccupazione nel paese e il blocco del Covid-19 hanno anche reso difficile per i rifugiati trovare un lavoro legale”, prosegue in Rapporto e “i limitati tentativi del governo di integrare i rifugiati nella società hanno prodotto risultati contrastanti. Molti richiedenti asilo si sono trasferiti in altri paesi europei”.

Violenze domestiche. “La pandemia di Covid-19 potrebbe aver causato e mascherato un aumento della violenza contro le donne”, annota il Rapporto, sottolineando che “tra agosto 2020 e luglio 2021 62 donne sono state uccise da conviventi o ex partner”, mentre nello stesso periodo, le autorità hanno segnalato 11.832 casi di stalking e la hotline gestita dal Dipartimento per le Pari Opportunità ha ricevuto 7.974 chiamate, con un aumento del 39 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020. Nel 72 per cento di quei casi di violenza, i maltrattamenti sono avvenuti in casa dove, nel 48 per cento dei casi, erano presenti bambini.

Discriminazioni razziali o etniche. Le denunce riportate dal Rapporto riguardano casi di “incitamento all’odio, attacchi violenti, sgomberi forzati da campi non autorizzati e maltrattamenti da parte delle autorità municipali”. Nel 2019 le autorità hanno denunciato 726 crimini di odio razziale, inclusi 234 episodi di incitamento alla violenza, 147 atti di profanazioni gravi e 93 atti di violenza fisica. Sotto la lente anche la condizione dei campi Rom non autorizzati spesso privi di accesso all’acqua potabile, all’elettricità o alle fognature, i cui ospiti hanno una aspettativa di vita media di circa 10 anni inferiore a quella del resto della popolazione.

Abusi su minori. Nel 2020 la Ong Telefono Azzurro ha registrato un aumento del 41 per cento del numero di denunce di abusi su minori. Nel 2020 sono state 13.527 le denunce di minori scomparsi, di cui circa il 70 per cento erano stranieri. Il governo ha implementato programmi di prevenzione nelle scuole, ha prontamente indagato sui reclami e punito i colpevoli.

Sfruttamento sessuale dei bambini. Osservatori indipendenti e il governo hanno stimato che almeno 4.000 minori stranieri sono stati vittime di sfruttamento sessuale, compreso il traffico sessuale di minori. Secondo il Dipartimento per le Pari Opportunità, il numero delle vittime minori della tratta che hanno ricevuto assistenza è diminuito da 160 nel 2019 a 105 nel 2020. Nel 2020 la Polizia Postale ha segnalato 1.578 casi di pedofilia online, con un aumento del 232% rispetto al 2019.

Minori sfollati. il Ministero dell’Interno ha denunciato 5.101 minori non accompagnati arrivati ​​nel Paese tra gennaio e 17 agosto. Al 31 luglio, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha segnalato la presenza nel Paese di 8.382 minori non accompagnati, di cui il 97% erano ragazzi. Ha inoltre affermato che 325 minori precedentemente registrati nei centri di accoglienza sono stati denunciati come dispersi tra gennaio e luglio, mettendoli a rischio di sfruttamento lavorativo e sessuale, compresa la tratta.

Antisemitismo. L’Osservatorio sull’antisemitismo, parte del Centro di documentazione ebraica contemporanea, ha riportato 123 incidenti antisemiti tra gennaio e agosto, compresi atti di violenza. La maggior parte degli incidenti si è verificata durante le festività o le celebrazioni ebraiche. Tra gli episodi segnalati, lo smantellamento da parte delle forze dell’ordine del gruppo estremista di estrema destra, l’Ordine Ariano Romano.

Discriminazioni di genere. Le ONG che si battono per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali (LGBTQI+) hanno segnalato casi di violenza sociale, discriminazione e incitamento all’odio. Il sito Gay.it ha ricevuto 70 segnalazioni di discriminazione nei confronti di uomini gay tra gennaio e luglio rispetto alle 64 registrate nel 2020.

Caporalato. Segnalati gli sforzi del Governo per contrastare gli intermediari illeciti e lo sfruttamento, specie nel settore agricolo. Nel 2020 le autorità nazionali hanno identificato 1.850 potenziali vittime di caporalato e altri reati in materia di diritto del lavoro, di cui 119 erano migranti privi di documenti. Squadre in diverse province del centro-sud Italia hanno ispezionato 758 siti, controllato 4.767 posizioni e identificato 1.069 violazioni delle regole del lavoro e 205 potenziali vittime.

Lavoro minorile. Durante l’anno sono state segnalate alcune segnalazioni di lavoro minorile, principalmente nelle comunità di migranti e rom. Nel 2020 ispettori del lavoro e carabinieri hanno individuato 127 lavoratori minorenni, di cui 51 operanti nel settore dei servizi (alberghi e ristoranti).

Discriminazioni sul lavoro. I casi segnalati si basano su genere, religione, disabilità, orientamento sessuale e identità di genere. In molti casi, secondo i sindacati, le vittime di discriminazione non hanno voluto richiedere le forme di tutela previste dal diritto del lavoro o dai contratti collettivi, per timore di ritorsioni. Secondo uno studio Eurostat del 2021, la retribuzione oraria lorda delle donne era in media del 14,1% inferiore a quella degli uomini che svolgevano lo stesso lavoro nel paese nel 2019. Nel 2020 gli ispettori del Ministero del Lavoro hanno effettuato 309 ispezioni a tutela delle madri lavoratrici e delle donne in gravidanza. I settori con il maggior numero di violazioni includevano l’ospitalità, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, il turismo e l’assistenza sanitaria e domiciliare.

Sicurezza sul lavoro. Nel 2020 ispettori del lavoro e carabinieri hanno ispezionato 103.857 aziende (comprese le aziende agricole) e identificato 93.482 lavoratori le cui condizioni di lavoro violavano il diritto del lavoro. Nel 2020 si sono verificati 1.270 decessi sul lavoro per incidenti nel settore industriale e 554.340 incidenti denunciati che hanno provocato infortuni.