di Antonello Guerrera
La Repubblica, 20 maggio 2021
"Rispettare i diritti dei cittadini europei". Si muove anche Bruxelles dopo le detenzioni in prigione di decine di europei al confine britannico perché considerati "migranti irregolari", come nel caso dell'italiana Marta Lomartire. L'Unione europea si prepara a richiamare pubblicamente il Regno Unito affinché "rispetti i diritti dei cittadini Ue" dopo i casi di italiani ed europei detenuti alla frontiera britannica, come raccontato nei giorni scorsi da Repubblica attraverso il caso della giovane 24enne pugliese Marta Lomartire.
Lo rivela Politico: secondo le bozze che stanno circolando tra gli sherpa, per il Consiglio europeo di giovedì prossimo i 27 leader Ue avrebbero preparato una sezione dedicata alla preoccupante questione che ha generato molte proteste nel continente, a causa della detenzione in vere e proprie prigioni di decine di cittadini italiani ed europei fermati alla frontiera britannica nel 2021 perché non in possesso dei visti o della documentazione necessaria per entrare nel Regno Unito come lavoratori.
"Il Consiglio europeo chiede al Regno Unito di rispettare il principio di non discriminazione tra Stati membri e i diritti dei cittadini Ue", c'è scritto in una bozza delle conclusioni che il vertice dei Paesi europei diramerà la settimana prossima. Il richiamo arriva dopo la retromarcia del Ministero dell'Interno britannico che, dopo gli articoli di Repubblica e altre testate europee sui molti casi occorsi, ha annunciato una nuova direttiva sulle detenzioni dei cittadini Ue considerati migranti irregolari al confine: ora, quando possibile, non saranno più trasferiti nei centri di detenzione ed espulsione, dove venivano privati di ogni effetto personale cellulari inclusi, bensì potranno essere rilasciati "su cauzione" e trascorrere il periodo fino alla loro espulsione dal Paese presso un indirizzo di fiducia.
Nelle ultime settimane si sono accumulati i casi di decine di cittadini Ue e italiani detenuti anche per giorni in quelle che le stesse autorità britanniche hanno definito "prigioni" con i diretti interessati. Esemplare il caso della giovane Marta Lomartire, capitato, a quanto si apprende, anche ad altre decine di italiani dal primo gennaio scorso, quando si è concretizzata la Brexit e sono cambiate radicalmente le politiche di immigrazione per i cittadini europei. Marta era arrivata lo scorso 17 aprile alla frontiera per fare la ragazza alla pari a Londra in casa di suo cugino, ma considerata migrante illegale "senza visto lavorativo" nell'era post Brexit e dunque subito trasportata in un carcere vicino all'aeroporto di Heathrow.
"Mi hanno sequestrato tutto", aveva rivelato Marta, "anche il cellulare per non divulgare foto o video. Poi la prigione: filo spinato, sbarre alle finestre. Sono scoppiata a piangere. Con me c'era anche una ragazza toscana, "detenuta da 5 giorni".
Successivamente, il Guardian invece aveva parlato della "drammatica e umiliante esperienza subita negli ultimi mesi da altri cittadini europei", anche coloro che avevano colloqui di lavoro già fissati e che in teoria potevano entrare nel Regno Unito anche senza visto. Invece no: fermati, detenuti in questi centri di "rimozione" ed espulsi.
In Italia, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, con delega ai rapporti con i Paesi europei e agli italiani all'estero, ha seguito la vicenda nei giorni scorsi ed è stato in contatto con le autorità diplomatico-consolari a Londra. L'Ambasciata d'Italia ha svolto passi formali con le autorità britanniche per chiedere che vengano rispettate le previsioni del diritto consolare internazionale e che le nostre autorità diplomatiche vengano informate immediatamente in caso di detenzione di cittadini italiani affinché possa essere prestata loro assistenza consolare. Il Sottosegretario ha fatto analoga richiesta all'Ambasciatrice del Regno Unito a Roma, Jill Morris, in un colloquio alla Farnesina. Della Vedova si recherà la settimana prossima in visita nella capitale britannica.











