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Il Messaggero, 7 giugno 2026

Un “appello urgente per l’immediato rilascio di Domenico Centrone”, detenuto in Libia, è stato diffuso dal Dae, Documentary Association of Europe, e dal Collettivo Naanu, che “chiedono il rilascio immediato e incondizionato del regista e docente italiano e di altri dieci attivisti, illegalmente arrestati lunedì 24 maggio dalle autorità della Libia orientale. Domenico era in viaggio come parte del convoglio terrestre nordafricano della Global Sumud Flotilla, una delegazione umanitaria che tentava di consegnare aiuti vitali alla popolazione assediata di Gaza, attraverso il valico di Rafah”. Nel documento viene sottolineato che “la delegazione si è fermata nei pressi di Sirte per consegnare un messaggio scritto alle autorità locali e per discutere i termini concordati, come precedentemente suggerito dalle autorità della Libia orientale.

Invece di essere accolti per i negoziati, Domenico e gli altri attivisti sono stati prelevati dalle autorità e costretti a salire su furgoni bianchi privi di segni identificativi. Il 2 giugno, gli attivisti sono stati condotti davanti al Procuratore Generale a Bengasi e la loro detenzione illegale è stata prorogata di altri 10 giorni. Non hanno potuto contattare le loro famiglie e gli è stato negato il diritto all’assistenza legale”.

L’appello è alla comunità cinematografica mondiale: “Chiediamo di esprimersi in solidarietà con Domenico Centrone ed esortiamo le organizzazioni internazionali per i diritti umani e il Governo Italiano a unirsi a noi nel chiedere il rilascio immediato e incondizionato di Domenico e degli altri attivisti”.

Da giorni 10 degli 11 volontari umanitari detenuti in Libia stanno facendo lo sciopero della fame. Le loro condizioni di salute “stanno peggiorando rapidamente”. A denunciarlo è la Global Sumud Flotilla. Il timore è che “senza un intervento immediato, questa crisi umanitaria rischia di trasformarsi in una tragedia”. Per questo Flotilla chiede “con urgenza l’immediato accesso di osservatori medici indipendenti, di rappresentanti consolari internazionali e il rilascio immediato di tutti gli 11 volontari detenuti”.

Secondo la Flotilla ci sono stati diversi episodi di svenimento che hanno colpito soprattutto le delegate donne, ma nonostante questo le autorità libiche continuano “a negare qualsiasi monitoraggio medico indipendente”. Un altro appello per il rientro dei volontari umanitari è stato lanciato dal console generale d’Italia a Bengasi, Filippo Colombo, che ha chiesto di poter nuovamente visitare i connazionali.