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di Giovanna Casadio

La Repubblica, 4 settembre 2024

Magi, Bonino, Manconi, don Ciotti e realtà del Terzo Settore tra i depositari oggi del quesito in Cassazione, I dubbi del M5S e l’attesa del Pd. Tempo di finirla con l’eterna melina sulla cittadinanza. L’ultima discussione a vuoto tra le forze politiche ha fatto precipitare la decisione: un “cartello” di associazioni e personalità politiche depositerà oggi in Cassazione il quesito per cambiare lo Ius sanguinis e allargare le maglie della cittadinanza italiana. Dalle proposte di legge si passa al referendum.

Interviene abrogando una delle norme della legge del 1992, e quindi non entra nel merito di Ius soli o Ius scholae (cittadini italiani per nascita o dopo un ciclo di istruzione), semplicemente il quesito mira a ridurre a 5 anni (da dieci) il termine di residenza legale ininterrotta in Italia per diventare cittadino italiano. Dopo 5 anni di permesso, i residenti immigrati potranno fare richiesta e ottenere la cittadinanza. Vale per gli adulti ed è esteso ai bambini figli di stranieri. Don Luigi Ciotti, Emma Bonino, Riccardo Magi, Luigi Manconi, Teresa Bellanova ma soprattutto la rete delle associazioni dei cittadini senza cittadinanza tra cui CoNNGI, Arci, Pippo Civati, Gianfranco Schiavone e moltissime realtà del Terzo Settore si sono fatti promotori del referendum. Sarà quindi l’inizio di una mobilitazione in tutta Italia per raccogliere le 500mila firme necessarie. Latitano i partiti della sinistra. Il M5Stelle con Alessandra Maiorino è perplesso sullo strumento referendario che non permette di chiarire la norma. Nel Pd si sta valutando. Ieri era in programma l’incontro con le associazioni per soppesare i pro e i contro, tenuto conto che sono in ballo gli altri referendum su Jobs act e Autonomia differenziata. I partiti puntano alla legge di riforma (che però non si vede) e di cui si discute dal 1999, sempre nell’illusione di essere a un passo dall’approvarla. Venticinque anni di scontri politici e almeno un milione di ragazzi ad aspettare.

“Di fronte al tradimento delle aspettative di cittadini italiani di fatto e tuttavia senza cittadinanza, questo è lo strumento più incisivo che abbiamo”, rincara Magi. Il meccanismo dei 5 anni come contatore di cittadinanza già esisteva in Italia, poi la legge del 1992 ha cambiato regola. A potere diventare italiani secondo gli ultimi dati Istat, avendo 5 anni continuativi di permesso di soggiorno Ue (che prevede come requisiti reddito adeguato, alloggio), sono 2.300.000 italiani di fatto e non di diritto. I figli minori conviventi acquisirebbero la cittadinanza automaticamente quando l’avessero acquistata i genitori con cui convivono. In un calcolo del “cartello” referendario diventerebbero cittadini italiani con questa norma più bimbi figli di stranieri che se fosse introdotto lo Ius scholae. Dice Magi: “Su un totale di 900 mila alunni stranieri presenti oggi in Italia quasi 600 mila sono nati in Italia... E tra questi possiamo stimare che con genitori residenti da oltre 5 anni siano almeno 500 mila. Invece quelli che hanno già completato il ciclo scolastico sono 135 mila”.

I numeri d’altra parte sono impietosi nella descrizione dell’anacronismo italiano sulla cittadinanza. Danila Ionita, giovane presidente dell’associazione “Italiani senza cittadinanza”, passava ieri da una call all’altra, per raccontare esperienze personali e anche battere su un tasto: “Il testimone delle battaglie va passato alle nuove generazioni, spetta a noi il protagonismo; le cose si fanno con noi non per noi: sembra semplice ma non lo è. Il quesito in Cassazione è il primissimo passo. Che non esclude gli altri, le proposte di legge”. Simohamed Kaabour rincara: “Di passi e tentativi ne sono stati fatti, ma si tratta di concludere, bisogna accelerare in Italia, non è possibile continuare con questo nulla di fatto”. Oggi a depositare il quesito in Cassazione ci saranno anche i giovani italiani senza cittadinanza.