di Ilario Lombardo
La Stampa, 24 agosto 2024
La premier vuole spezzare l’intesa di Forza Italia con il Pd: l’obiettivo di Fratelli d’Italia è il rinvio del dibattito al 2025. Già a settembre la contromozione della coalizione in accordo con Palazzo Chigi per blindare le posizioni degli alleati. I parlamentari di Forza Italia dicono di non averlo visto mai elettrizzato come in questo periodo. Antonio Tajani, non solo non ha mollato la battaglia sulla cittadinanza ai figli di immigrati che hanno compiuto più di un ciclo scolastico, ma rilancia quotidianamente. Fosse anche solo per il calcolo cinico di aver compreso che lo ius scholae ha un mercato elettorale che dilata il potenziale bacino di consenso e dà una rinfrescata al partito, sta di fatto che per Tajani e per gli azzurri è una fonte di energia nuova che ha la capacità immediata di rimettere al centro della scena pubblica il partito fondato da Silvio Berlusconi.
Giorgia Meloni lo ha subito intuito e non ha gradito. Un po’ perché si è abituata a trattare con un Tajani più accondiscendente, che di solito le fa da sponda contro i distinguo di Matteo Salvini, un po’ perché vede una grossa insidia per la stabilità della maggioranza nel corteggiamento reciproco tra FI e Pd. Così, la premier si è attrezzata per sgonfiare la campagna sulla cittadinanza. Il piano è già predisposto. Ed è frutto di un’interlocuzione tra Fratelli d’Italia e Lega. L’obiettivo è rinviare al 2025 le proposte dei partiti e, dunque, contemporaneamente spegnere per adesso il dibattito parlamentare e quello mediatico.
A settembre arriverà una mozione del Pd che chiederà al governo di impegnarsi per cambiare le norme sulla cittadinanza, calendarizzando a ottobre la discussione. Sarà il primo banco di prova per FI. Il centrosinistra cercherà l’appoggio di Tajani, magari spacchettando il testo in diverse parti. Restano differenze - sugli anni scolastici necessari, in sostanza - ma la direzione delle proposte è ormai la stessa. La mozione, però, non è vincolante ed è un atto squisitamente politico. Votare con il Pd, vorrebbe dire per Forza Italia segnare una rottura con la coalizione di destra. Su un tema altamente sensibile, come si è visto dai toni del botta e risposta con Salvini. Un precedente che Meloni non può permettersi.
Al vertice dei tre leader previsto per il 30 agosto non si deciderà nulla. Per neutralizzare l’iniziativa della sinistra e le tentazioni azzurre, la maggioranza dovrebbe presentare una contromozione definita in accordo con Palazzo Chigi, a cui Forza Italia non potrà sottrarsi. Il contenuto, trapela da fonti parlamentari, potrebbe anche prevedere una minima, innocua concessione a Tajani, ma niente di più.
In realtà, la disfida estiva a favore di telecamere, a parte rivitalizzare l’elettorato e dare una rispolverata all’orgoglio degli azzurri, non porterà molto lontano. Il primo a saperlo è il segretario di Forza Italia. Il fatto che non ci siano scadenze previste, rende il lavoro sul provvedimento rinviabile. Ma sono soprattutto le condizioni politiche a non permettere grandi conquiste. Nei suoi primi due anni di governo, quando c’è stato da scegliere tra gli orientamenti di Forza Italia e quelli della Lega, Meloni si è quasi sempre spostata nella direzione di Salvini (sull’Ue, sul Mes, sul voto per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen).
Solo sulla guerra in Ucraina, la premier è rimasta più vicina a Tajani. Questione di competizione a destra, un’area d’interesse che meloniani e leghisti vogliono tenere presidiata. Per i berlusconiani è già evidente che le parole di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e cognato della premier, siano state di chiusura netta. Sostenere, come ha fatto ieri dal Meeting di Rimini, che “non serva alcuna riforma”, come chiesto da Tajani, e che bastano le leggi attuali, anticipa quello che la maggioranza scriverà nella sua mozione parlamentare. Meloni, per storia, convinzione o posizionamento politico, non crede nei nuovi diritti. L’effetto delle Olimpiadi di Parigi, con tanti giovani atleti di seconda generazione, già cittadini italiani, che hanno vinto con i colori azzurri, è stato dirompente.
Ed è confermato da più fonti di FdI che la conseguente e immediata convergenza tra Forza Italia e Pd sullo ius scholae abbia seriamente impensierito Meloni, al punto che qualcuno dentro il partito riferisce che ci sarebbe anche questa ragione dietro la strampalata teoria della cospirazione sulla sorella Arianna e un’ipotetica inchiesta giudiziaria contro di lei, pare mai esistita. La strategia comunicativa messa in atto da Giovambattista Fazzolari, sottosegretario e braccio destro di Meloni, con la complicità del Giornale e di Libero - due quotidiani amici e di proprietà di Antonio Angelucci, parlamentare leghista convertito al melonismo - avrebbe avuto l’obiettivo di spostare su tutt’altro l’attenzione del dibattito politico, fino a quel momento monopolizzato dal risveglio liberale sui diritti di Forza Italia e pericolosamente orientato verso le posizioni del Pd.
Meloni ha visto quanto l’argomento abbia una sua popolarità, ma per ora non vuole tradire se stessa, né lasciare a Salvini altro spazio di polemica. Né intende - parole di suoi collaboratori - “farsi dettare l’agenda da Marina Berlusconi” - la figlia del leader di FI morto più di un anno fa che, in una recente intervista, aveva detto di sentirsi più vicina, per sensibilità sui diritti, alla sinistra.










