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di Alessandro Di Matteo

La Stampa, 10 luglio 2022

Il calendario della Camera è affollato e la legge rischia di slittare ancora. La norma spacca la maggioranza: la Lega si blinda e Fi diventa l’ago della bilancia.

In teoria dovrebbe arrivare in aula alla Camera questa settimana, ma la strada dello Ius scholae sembra sempre più in salita. A frenare la legge che darebbe la cittadinanza ai ragazzi stranieri in Italia dopo un ciclo di studi c’è innanzitutto il calendario fitto di luglio, zeppo di decreti da convertire, di scadenze legate al Pnrr.

Di fatto, spiega una fonte Pd, quella che si apre domani sarebbe la settimana migliore del mese per avviare la discussione del provvedimento, ma prima c’è un tale elenco di altre cose da fare che “è difficile che si riesca ad arrivare allo Ius scholae”. Anche perché, sottolinea “subito prima il calendario prevede il ddl sulla cannabis, e lì succederà il caos…”. Un ingorgo che viene confermato anche da Federico Fornaro, capogruppo di Leu: “L’iter va avanti, ma certo siamo in un periodo dell’anno che è un po’ “a imbuto”, tra decreti, scadenze del Pnrr. Si fatica a trovare spazio”. Ma, assicura, non ci sono motivazioni politiche, non c’entra la volontà di tenere al riparo il governo, “non ci sono manovre per frenare”. Fatto sta che l’ipotesi di uno slittamento a inizio agosto - se non addirittura a settembre - sta diventando concreta.

Ma, ovviamente, non ci sono solo gli ingorghi parlamentari a mettere a rischio lo Ius scholae. La norma spacca la maggioranza di governo e senza il sì di Forza Italia al Senato sarebbe molto forte il rischio di un bis del Ddl Zan. Allo stato, i partiti chiaramente a favore della norma sono quelli di centrosinistra - a cominciare da Pd e Leu - e poi M5s, Di Maio e i centristi di Azione e Iv, mentre il centrodestra dice no quasi in blocco, anche se il dibattito in Fi è aperto e anche se esponenti come Giovanni Toti sono disposti a ragionare.

Lega e Fdi sono decisamente contrari, Giorgia Meloni - che pure era favorevole al principio della cittadinanza legata a un percorso di studi, dice no perché “la scuola dell’obbligo significa dieci anni. Invece, la norma approvata dalla sinistra, prevede 5 anni, ovvero una cosa completamente diversa, che di fatto è più vicina allo Ius soli che allo Ius scholae”. La Lega, poi, ha annunciato barricate contro la legge sulla cittadinanza. Matteo Salvini ogni giorno twitta per sostenere che con lo Ius scholae verrebbe data la cittadinanza anche alle “baby gang di stranieri”. Soprattutto, il leader ha trovato un argomento per ricompattare il partito dopo le fibrillazioni post-amministrative, perché tutti sono netti nel dire no alla cittadinanza più rapida per i ragazzi stranieri che studiano in Italia. “Faremo tutto il possibile per bloccarla”, ha detto il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Linea condivisa pure da Giancarlo Giorgetti, anche se il ministro lavora per evitare che lo scontro si ripercuota sul governo.

Il vero ago della bilancia è Fi, perché nel partito di Silvio Berlusconi ci sono diversi esponenti disponibili al dialogo su questo tema. Il Cavaliere, però, qualche giorno fa ha di fatto chiuso la trattativa, dopo il no del centrosinistra agli emendamenti che chiedevano di portare da 5 a 8 il numero di anni di scuola necessari per richiedere la cittadinanza: “La sinistra ha bocciato in Parlamento tutte le nostre proposte di buonsenso”. Solo che senza Fi, ammette un esponente del centrosinistra, “al Senato è davvero dura”.